SONS OF THE GOLDEN WEST
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THE FLYING BURRITO BROTHERS - SONS OF THE GOLDEN WEST PDF Stampa E-mail

 Altro gruppo storico del country rock, anzi il gruppo.

Nati nel 1968 da un’idea di Gram Parsons, nello stesso anno hanno pubblicato il loro primo disco “ The Gilded Palace Of The Sin”. Non che sia stato un successo, 60.000 copie vendute, ma molti dopo averlo acquistato trovarono quel suono, proprio a metà tra il country e il rock, irresistibile e diedero vita a delle band per riprodurlo. Si era aperto un nuovo grande spazio ed ecco il proliferare di molti gruppi country rock a inizio anni 70.

I F.B.B. non hanno avuto vita facile già da subito. Molti cambi di formazione, molte defezioni, scioglimenti, riunioni, cambio di nome, a inizio anni 80 erano diventati i Burrito Brothers, ma sono sempre rimasti sulla breccia cercando di tenere viva la fiamma con il rispetto per il passato ma con il cuore proiettato verso il futuro e con la visione di un filo comune, il suono country rock.

Questo è il loro ultimo CD uscito nel 1999 e per me anche il migliore. Il suono prende subito, niente è forzato, tutto scivola liscio. E ci sono molti ospiti come vedremo ad arricchire ancor di più questo disco che già si presenta benissimo dall’illustrazione in copertina.

14 canzoni che girano con fierezza ed orgoglio nel CD player.

Ottima partenza con Sons Of The Golden West. Inizio con pianoforte e poi la canzone prende forma. Un po’ country un po’ western tanto per gradire e subito la steel in evidenza. “C’è un vecchio coyote che chiama sulle colline ed echeggia sulle montagne. Ascolta attraverso il silenzio, guarda oltre l’oscurità voci distanti chiamano i figli dell’ovest dorato. Stanno contro la luce lunare oltre i ricordi ed i sogni.” Grande canzone.

Honky Tonkin’ è la cover di un famoso brano di Mel Tillis. Versione robusta con il piano honky tonk che salta sulle note e riempie questa classica honky tonk song.

Area 51 è dedicata ad una località del New Mexico dove si dice sia caduta un’astronave e siano stati avvistati diversi UFO. Incedere western, misteriosa, desertica e notturna.

Mama’s Hungry Eyes è una delle mie favorite di sempre. Scritta da Merle Haggard che qui appare come ospite rilasciando una interpretazione vocale strepitosa. Country song dolce pacata bellissima ma con forte contenuto e denuncia sociale. La storia di quando era bambino e con i genitori si era trasferito in California alla ricerca di una vita più dignitosa. Ma anche se bambino aveva già  capito della forte disuguaglianza sociale e di come andavano le cose: “c’era una classe di persone che voleva tenerci sotto senza ne diritti ne altro”. Allora come ora.

Pionieer Zephyr Train è un pimpante bluegrass elettrico con Ricky Skaggs al mandolino. Ottimo il ritornello ritmo veloce e piedi che non stanno fermi.

When I Was A Cowboy è un traditional con gli Oak Ridge Boys quelli di Bobbie Sue, che fanno le parti vocali. Western song già sentita ma molto molto apprezzabile.

Altra gemma del disco è Down At The Palomino. E qui country rock e nostalgia si fondono in un’unica cosa. Celebrazione del mitico Palomino, locale situato nel North Hollywood, dove tra gli anni 60 e metà dei 90, quando il locale ha cessato l’attività, sono passati tutti ma proprio tutti i grandi nomi e non della musica californiana. La canzone è introdotta da Corcky Mayberry all’epoca Dj dell’emittente country KLAC di L.A e subito è grande country rock, steel guitar a go-go e la voce che racconta come si svolgevano le serate nel 1972. “ Se potessi esprimere un desiderio vorrei tornare a quegli anni, ritrovare le dolci sweethearts of the rodeo giu al Palomino”. Impareggiabile!

Genuine Healer è una bella bar country song: “ non tornerò più nel tuo bar ci sono troppi ricordi li”. Chitarra elettrica e steel che ci ricordano il vero country.

Pull This è uno strumentale nella scia del famoso Buckaroo di Buck Owens, canzone da proporre ai rodei.

In Anyone Else But You come ospite c’è Allison Krauss alle armonie vocali. Anche questa è una dolce pacata e rilassata country song.

Torniamo all’Honky tonk invece con Honky Tonk Blues di Hank Williams.

Come vocalist e armonicista c’è Delbert McClinton che da un saggio della sua bravura. Ritmo infuocato, odore di fumo di locali chiusi e di alcool che scorre sul banco e nelle gole. Grande versione.

Si cambia atmosfera con Up On Sycamore, la mia preferita di questo disco, dolcissimo country con steel in sottofondo che non perde una nota. Storia della vita di due innamorati che diventano grandi e si scontrano con le difficoltà. Dai giorni dell’amore “Larry e Jamie erano giovani e innamorati in quella piccola casa bianca sulle colline, ascoltavano i Bee Gees sul loro stereo li sopra il sicomoro.” Si arriva ai giorni della crisi “ le cose cambiano disse lui un giorno con voce tremolante, nella stanza cadde il silenzio mentre le lacrime uscirono dagli occhi di lei e le scesero sulle guance”. E infine la loro vita attuale “ qualcuno dice che c’è ancora quella casetta bianca su sulla collina. Larry e Jamie se ne sono andati anni fa. Jamie si è presa lo stereo e per quanto mi riguarda io suono ancora in una band, miglia e miglia di strada per un concerto”. Storia di due vite in 4 minuti raccontata in modo essenziale ma che fa capire tutto. C’è il pianoforte che cuce i vari passi della canzone e alla fine l’armonica ad addolcire un po’ la tristezza di fondo di questa splendida canzone. Assolutamente da ascoltare e riascoltare.

Locked Away è un po’ fuori dal contesto del disco, Sapore caraibico ritmo reggae.

Si chiude con Ode To Gram, dove Gram è naturalmente Gram Parsons il fondatore di questo gruppo. Noi non siamo Gram cantano in coro i nostri eroi quasi a voler rimarcare che sebbene la passione resti forte e il tempo non la scalfisca, sebbene il sogno californiano sia ancora nel loro cuore dopo anni e anni on the road, colui che ha saputo inventare questo suono rimane li su di un piedistallo inarrivabile.

Disco per nostalgici ha scritto qualcuno, e lo è anche, ma soprattutto un CD per chi ama il vero country rock californiano, per chi si è avvicinato a quel suono e non lo ha più lasciato, per chi lo ha scoperto  e ne è rimasto stregato, per chi ancora ama la purezza e anche l'ingenuità della musica. Un disco per chi ama il country. Imperdibile!

 
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