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Uno dei dischi cardine nella storia e nell’evoluzione del country rock.
Registrato da un manipolo di barbuti e irsuti musicisti provenienti da San Francisco e dintorni che assomigliano più a vecchi cercatori d’oro dell’epopea western che tanto amo piuttosto che a un gruppo musicale. Ma sono riusciti a dare una connotazione particolare a questo suono inserendo acido e psichedelia. Nascono nella primavera del '69 quando Jerry Garcia leader dei Grateful Dead volendo esercitarsi nell’uso della steel guitar con alcuni amici fonda questa band. Il loro primo disco uscirà nel 1971, però visto il notevole successo di vendite Jerry non riuscirà più a coniugare gli impegni con i due gruppi lasciando quindi i New Riders che lo sostituiranno con un altro steel player: Buddy Cage. Tra il 1971 e 1975 daranno alle stampe 6 dischi, di cui uno dal vivo, davvero esaltanti. Dischi di bellezza disarmante, armonie elettroacustiche, country music riletta in chiave West Coast, incursioni in sonorità acide e lisergiche, ballate bucoliche e agresti. Per loro verrà coniato il termine di cosmic country rock sound. Dopo continueranno ancora con bei dischi anche se la loro vena creativa si è naturalmente un po’ appannata. Questo loro primo disco è rimasto per anni, e ancora in qualche modo lo è, sinonimo di country rock, avendo mischiato il suono dei Byrds e Flying Burrito Brothers con il tipico suono acido/psichedelico della San Francisco fine anni '60. Si parte con I Don’t Know You, atmosfera solare, melodia lineare, bel country mosso ma non agitato. Gradevole l’esercizio chitarristico tra acustica elettrica e steel. Whatcha Gonna Do è più verso la psichedelia, atmosfera morbida e guizzi di steel. Bella Portland Woman. Grande ballata country rock da spazi aperti con acustica e steel in evidenza. Un riferimento autobiografico alla vita on the road della band con le sue frustrazioni, la voglia di una donna a tutti i costi anche se solo per una sera e la conseguente amarezza a cose fatte. Henry è un country rock fresco e limpido. Soprattutto nei concerti dal vivo è diventato un classico della band che lo suona ad una velocità incredibile e sembra di vedere il protagonista della canzone, Henry, con il suo furgoncino che viaggia su tortuose stradine tra la California e il Messico fino ad arrivare ad Acapulco portando merce di contrabbando. Splendida. Dirty Business è lunga, quasi 8 minuti, allucinata, chitarra elettrica distorta, steel irriconoscibile che lancia sonorità acide. Un viaggio nella psichedelia della bay area facendo il verso a gruppi come i Grateful Dead, i Jefferson Airplane o i Quicksilver Messanger Service. Glendale Train è un bluegrass rock con il banjo che non molla una nota dall’inizio alla fine e con la steel sempre a ricamare un gradevolissimo tappeto sonoro. Racconto Western di una rapina ad un treno. “ Qualcuno ha assaltato il treno per Glendale stamattina alle 9.30 e giuro che non sto mentendo, qualcuno ha assaltato il treno per Glendale, ha lasciato due uomini freddi a terra e se ne è andato con l’oro.” Garden Of Eden è un’altra incursione nella psichedelia con la steel a creare una atmosfera di pace e di incanto e con un testo ecologista “ guarda quel verde albero, il verde non è più lo stesso e anche quelle chiare e fresche acque si sono intorbidite. Viviamo nel giardino dell’eden e non so perché vogliamo cambiare tutte le cose.” Molto simile alla precedente All I Ever Wanted dove la steel si traveste quasi da organo. Ancora in tema ecologista Last Lonely Eagle. Belle Armonie Vocali con forte presa di coscienza su come il mondo sta cambiando. Ed eravamo nel 1971! “ Se vai giù in pianura dove tutti hanno la macchina e per questo pensano di essere liberi ricordati della pace che senti e che hai sulla montagna e torna quassù, qui con me”. Chiude il disco un altro dei classici del gruppo Louisiana Lady. Scintillante pimpante, i cori che fanno la loro parte è una bella country song che descrive la gioia per il ritorno a casa dopo tanto tempo passato on the road. Questi i 10 brani presenti in questo disco, la ristampa in cd ne ha un paio in più, che ci propongono l’immagine del mondo vista attraverso gli occhi di questi cavalieri senza macchia e paura del country rock. Una immagine non troppo idilliaca ne romantica come la musica dolce e avvolgente, rilassante e rilassata, lascerebbe pensare Il disco ha in copertina uno splendido logo ed è proprio da questo che ho tratto l’ispirazione (più o meno l’ho copiato) per il mio. Buon ascolto: country rock is here to stay!
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