
Questo è un disco particolare. E’ uscito nel ‘93 dopo anni di gestazione. A proporcelo James Talley, uno dei beautiful losers, 4 bei dischi negli anni 70 poi l’oblio per tutti o quasi gli anni 80, dove per sopravvivere ha fatto anche il carpentiere, e quindi il ritorno con questo disco incredibile. The road to Torreon è il raggiungimento di un desiderio coltivato per oltre vent’anni. Infatti nei primi anni 70 James faceva l’assistente sociale a Torreon, piccolo paese sulle montagne del New Mexico, 50 km ad est di Albuquerque, e questo disco celebra la cultura rurale spagnola degli abitanti del New Mexico. Ma non basta, insieme al CD è stato inserito un librone di oltre 100 pagine con racconti e aneddoti raccolti dallo stesso James e più di 50 foto in bianco e nero scattate dall’amico fotografo Cavalliere Ketchum proprio a Torreon, splendide quanto tristi e che sono un passaggio perfetto per capire ed ascoltare con il cuore e con la mente più predisposti la musica calda e nostalgica di James.
55 minuti di splendida musica country, folk, western tinta di forti colori messicani.
Il disco è stato inciso a Nashville e contiene una serie di ballate nostalgiche in cui chitarra flamenco e fisarmonica la fanno da padrone su di una ritmica molto soffice in tipico stile western.
Possiamo definirlo un disco interiore in cui tutte le canzoni hanno come tema le persone, i luoghi, le aspettative, i problemi di questa gente di origine messicana che abita questo pezzo di terra giusto nel mezzo del New Mexico. Buona anche se non eccezionale la voce di James.
Maria apre il disco. Tipica slow border song, chitarra arpeggiata, ritmica soffusa e poi arriva la fisarmonica che, nel caso avessimo dubbi, ci ricorda dove siamo. Ballata nostalgica “Maria le montagne sono la tua casa. Non hai mai conosciuto le luci della città, ne loro la tua anima semplice. Ora i fiori sbocciano sulla tua tomba sulla strada per Torreon”.
Grande ballata western è Ramon Esteban, storia di un uomo con moglie e sette figli da sfamare che va a lavorare lontano da casa.
H.John Terragon è invece un movimentato texmex.
Demona è una fluida country ballad con chitarre acustiche e ritmica appena accennata.
Una delle gemme del disco è La Rosa Montana, delicata e deliziosa ballata con i profumi del border, dove James canta sia in inglese che in spagnolo. Chitarre arpeggiate e batteria quasi trattenuta sono il semplice accompagnamento per questa canzone triste ma che coinvolge l’ascoltatore.
Ancora chitarre arpeggiate e percussioni in sottofondo per la storia d’amore She Was A Flowetr Of The Sunburn West.
Fluida scorrevole limpida e quasi parlata The Rosary. Le preghiere con il rosario in mano per una vita migliore.
Atmosfera di attesa come dice il titolo in As I Waited Out The Storm che continua la saga di questo splendido disco.
Altra grande canzone, la mia preferita, è Little Child Of Heaven. Semplice nella sua esposizione con una ritmica ancora western dove oltre alla fisarmonica fa capolino anche la steel. Il problema della povertà e dell’emigrazione per mancanza di lavoro in primo piano. “ Questo è quello che succede nei paesi di montagna dove la povera gente deve andarsene verso le città. Los Angeles, Albuquerque fino giù a San Antonio, quello di cui hanno bisogno solo dio lo sa”.
Ancora il forte sapore del Messico in Does Anybody Knows Why AnaMaria’s Mama Is Crying?
Chitarra flamenco e ritmica sostenuta. “Una volta eravamo felici con niente. Poi è arrivata la televisione e ho capito cosa siamo: soltanto poveri!”.
I Had A Love Way Out West termina questo incredibile disco con una ballata da highway senza fine sotto un sole infuocato. “I giorni sono passati ma non i sogni. Lei era dolce e selvaggia, la ricorderò con i fiori gialli tra i capelli. Si, avevo un amore via lontano, nel west”.
Grande disco. James ha davvero fatto una grande opera di recupero della tradizione musicale del New Mexico miscelata con la sua vena di cantautore di Nashville anche se atipico perché fuori dagli schemi. Un disco però non facile. Bisogna lasciarsi trasportare dalla voglia e dalla curiosità di ascoltare e conoscere un qualcosa che forse non ci appartiene e che forse fa anche un po’ paura, ma se si riesce a superare questa barriera se ne è ampiamente ripagati e appagati. Buon ASCOLTO”