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Dwight Yoakam è un grande della country music contemporanea. Ma quanta fatica all’inizio, quando, arrivando dal natio Kentucky, cercò di farsi conoscere a Nashville. Erano i primi anni 80 e la music city di allora chiusa ed edulcorata gli sbattè la porta in faccia. Mollò tutto ed andò a Los Angeles. E li, con l’aiuto di un noto produttore e chitarrista, Pete Anderson, a metà degli anni 80 scosse il mondo del country. Nel 1986 Dwight sul fronte del country classico e tradizionale e Steve Earle sul fronte piu’ rock e Randy Travis su quello Nashville Oriented, con i loro dischi usciti a pochi mesi l’uno dall’altro, rivoluzionarono il modo di suonare cantare sentire e ascoltare la country music aprendo le porte a questo genere ormai quasi confinato solo negli stati del sud degli USA e facendolo diventare il genere piu’ venduto e aprendo le porte a gente come Clint Black, Ricky Van Shelton, Garth Brooks, Alan Jackson e via elencando. Dwight aveva nel cuore il Bakersfield Sound, country music senza tanti fronzoli, meno leggera e meno arrangiata che non a Nashville, ma piu’ diretta e piu’ pulsante e che aveva in Merle Haggard, Harlan Howard ma soprattutto in Buck Owens i suoi punti di riferimento principali. Ed è questo suono brillante equilibrato e potente che ritroviamo nei dischi di Dwight. Questo che recensisco è il suo terzo disco pubblicato nel 1988. 11 canzoni, non un momento di pausa, di cedimento ma sempre grande musica viva che pesca a piene mani nella tradizione. Ed anche bei testi. In Streets Of Bakersfield Dwight ripesca uno dei suoi miti , Buck Owens, che dopo un periodo di silenzio ritorna a cantare dettando in questa indiavolata ballata tex mex dove la fisarmonica tesse le fila del suono.
In Home Of The Blues recupera il suono di Johnny Cash mentre in I Hear You Knockin’ quello di Dave Edmunds, leader del gruppo inglese dei Rockpile, in versioni country DeLuxe. I Sang Dixie, forse la mia preferita, anche se è dura stabilire graduatorie in un disco come questo, è una classica sad country song. Nostalgica e malinconica ci racconta di un uomo del sud, del Dixie, distrutto dall’alcool e dai ricordi, morente in mezzo ad una strada di L.A. e che chiede a colui che va a soccorerlo: “ riportami a casa in quella terra del sud, non vedi cosa la vita mi ha fatto qui? Io cantavo Dixie mentre lui moriva, la gente mi passava accanto mentre io piangevo, la bottiglia gli aveva rubato il suo spirito ribelle”. Chitarra acustica dobro e violino ad accompagnare le parole di questa triste ballata. Brillante I Got You e What You Don’t Know con uso fisso della steel guitar e violino. Buena Noches From A Lonely Room, bel titolo, è splendida, atmosfera da border, da ballata nortena con la fisarmonica che si alterna al violino, seppure con un testo drammatico. Lui cerca la sua lei e la trova tra le braccia di un altro. “ Non lo conoscevo ma lui me l’ha portata via e inginocchiato pregavo come un pazzo per avere vendetta mentre la paura e la rabbia offuscavano la mia mente”. E poi il dramma “li ho cercati fino a quando li ho trovati e nel silenzio di quel freddo mattino ho puntato la pistola alla sua tempia, lei vestiva in rosso ma ora è li, morta” Hold On To God è un gospel a 1000 all’ora con un bel duetto mentre Send Me The Pillow è la rilettura di una famosa country song degli anni 60 di Hank Locklin. Floyd County è il commosso ricordo di un minatore morto dopo una vita di sofferenze e di stenti, ma il ricordo di quello che ha fatto nella sua vita rimarrà per sempre tra la comunità in cui viveva. In questo disco non troviamo nulla del Nashville sound, ma un suono che arriva direttamente dagli anni 50 e 60, un suono pulito brillante tradizionale nel contempo moderno e moderatamente roccato cantato splendidamente da una voce quasi senza uguali.
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