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KRIS KRISTOFFERSON – THIRD WORLD WARRIOR PDF Stampa E-mail
200px-kristoffersonthirdworldwarrior.jpgTexano, 53 anni all’epoca di questo disco, Kris è uno dei grandi che hanno contribuito negli anni 70 a rigenerare il country. Ha fatto parte del movimento degli outlaws poi è stato nel gruppo degli Highwaymen, ha scritto tantissime belle canzoni di successo Me And Bobby McGee su tutte, ma qui da noi è molto più conosciuto come attore. Ha interpretato films come Pat Garrett E Billy The Kid, Convoy, E’ Nata Una Stella, il bellissimo I Cancelli Del Cielo di Michael Cimino tra gli altri.
Carattere ribelle, problemi di alcool e idee politiche non allineate lo hanno un po’ emarginato, ma si è sempre saputo reinventare ed ancora oggi è tra i cantautori più apprezzati.
Questo è un disco country ma non solo, è anche gospel, molto rock, ha forti sapori messicani e tinte latine, sicuramente è molto politico.  
Uscito nel 1990 in pieno regime Bush senior, il disco è bello e vitale, combattivo con testi forti grintosi e duri che non lasciano spazio a giri di parole.
Kris ha voluto rendere note, e cosi’ portare un po’ di giustizia, le atrocità della politica, soprattutto quella americana, gli omicidi di stato, di gridare a tutto il mondo i misfatti compiuti con il paravento della democrazia da esportare.
The Eagle And The Bear apre il disco. Ampia ballata dedicata alla prigionia di Nelson Mandela ma non solo. L’aquila e l’orso sono tra i simboli americani e lui canta: “ Combatterò e morirò per la libertà anche contro l’aquila e l’orso”.
Third World Warrior parte come Brown Sugar dei Rolling Stones. Dura elettrica tesa e vibrante.
Aquila Del Norte è un rock angoscioso. Parla della sua America e non in termini lusinghieri “ Credi nella giustizia e nella libertà, ma nulla di questo è successo in Nicaragua”. Negli Anni 70  gli USA appoggiarono la giunta dittatoriale e sanguinaria di Somoza contro l’esercito di liberazione sandinista.
Con The Hero si torna alla ballata country e recupera un po’ la melodia di Me And Bobby McGee. Canzone fiera e possente in cui si parla di miti e di eroi come Martin Luther King e John Fitzgerad Kennedy.
Altra canzone dura è Don’t Let The Bastards Get You Down. Tromba evocativa e testo durissimo: “Uccidere i bambini in nome della libertà, oggi questi signori hanno il potere, il denaro, le armi, ma diventa sempre più difficile credere alle loro menzogne”.
Dopo tanta tensione ecco arrivare, almeno in senso musicale, un piccolo divertimento. Love Or Money è in salsa reggae e caraibica.
Con Third World War si torna al rock venato di country. Batteria che picchia e canzone che si apre nel ritornello a più voci.
Jesse Jackson è un gospel a tinte forti dove canta anche Willie Nelson ed è dedicata ad uno dei leader dei diritti civili in America. Bella canzone.
E infine il gran finale. Due canzoni unite. La prima splendida, tesa, vibrante, Mal Sacate, dove Kris declama con voce stentorea coloro che sono stati uccisi in nome(?) della libertà: “ Hanno ucciso tanti eroi come Zapata, Fonseca, Sandino, Che Guevara, Allende, Aquino, Steve Biko, ma non uccideranno mai lo spirito dell’uomo”.
E questa canzone si stempera in Sandinista, tragica ma coinvolgente ed epica, aria messicaneggiante e versi cantati e declamati in spagnolo: “Sandinista le forze dell’oscurità con il loro terrore, le loro bugie, il loro denaro e le loro macchinazioni non riusciranno a coprire la forza della tua anima rivoluzionaria, la libertà nei tuoi occhi e il caldo amore nel tuo cuore sono una forza più potente di qualsiasi macchina bellica”.
Un disco dove le liriche hanno sicuramente un peso più forte della musica. Un disco vibrante e duro, carico di tensioni musicali e sociali ma che sono parte integrante della vita di questo uomo e della sua voglia di onestà e di verità anche contro i suoi interessi. Sicuramente una persona che non si nasconde!
Ma questa opera non da l’esatta dimensione musicale di questo grandissimo songwriter e allora vi consiglio altri due bei dischi: A Moment Of Forever del 1996 e il recente This Old Road.
Per Scoprire dopo il Kris duro e intransigente anche quello più intimista e romantico.
 
JAMES TALLEY – THE ROAD TO TORREON PDF Stampa E-mail
41d3w376g6l._sl500_aa240_.jpgQuesto è un disco particolare. E’ uscito nel ‘93 dopo anni di gestazione. A proporcelo James Talley, uno dei beautiful losers, 4 bei dischi negli anni 70 poi l’oblio per tutti o quasi gli anni 80, dove per sopravvivere ha fatto anche il carpentiere, e quindi il ritorno con questo disco incredibile. The road to Torreon è il raggiungimento di un desiderio coltivato per oltre vent’anni. Infatti nei primi anni 70 James faceva l’assistente sociale a Torreon, piccolo paese sulle montagne del New Mexico, 50 km ad est di Albuquerque, e questo disco celebra la cultura rurale spagnola degli abitanti del New Mexico. Ma non basta, insieme al CD è stato inserito un librone di oltre 100 pagine con racconti e aneddoti raccolti dallo stesso James e più di 50 foto in bianco e nero scattate dall’amico fotografo Cavalliere Ketchum proprio a Torreon, splendide quanto tristi e che sono un passaggio perfetto per capire ed ascoltare con il cuore e con la mente più predisposti la musica calda e nostalgica di James.
55 minuti di splendida musica country, folk, western tinta di forti colori messicani.
Il disco è stato inciso a Nashville e contiene una serie di ballate nostalgiche in cui chitarra flamenco e fisarmonica la fanno da padrone su di una ritmica molto soffice in tipico stile western.
Possiamo definirlo un disco interiore in cui tutte le canzoni hanno come tema le persone, i luoghi, le aspettative, i problemi di questa gente di origine messicana che abita questo pezzo di terra giusto nel mezzo del New Mexico. Buona anche se non eccezionale la voce di James.
Maria apre il disco. Tipica slow border song, chitarra arpeggiata, ritmica soffusa e poi arriva la fisarmonica che, nel caso avessimo dubbi, ci ricorda dove siamo. Ballata nostalgica “Maria le montagne sono la tua casa. Non hai mai conosciuto le luci della città, ne loro la tua anima semplice. Ora i fiori sbocciano sulla tua tomba sulla strada per Torreon”.
Grande ballata western è Ramon Esteban, storia di un uomo con moglie e sette figli da sfamare che va a lavorare lontano da casa.
H.John Terragon è invece un movimentato texmex.
Demona è una fluida country ballad con chitarre acustiche e ritmica appena accennata.
Una delle gemme del disco è La Rosa Montana, delicata e deliziosa ballata con i profumi del border, dove James canta sia in inglese che in spagnolo. Chitarre arpeggiate e batteria quasi trattenuta sono il semplice accompagnamento per questa canzone triste ma che coinvolge l’ascoltatore.
Ancora chitarre arpeggiate e percussioni in sottofondo per la storia d’amore She Was A Flowetr Of The Sunburn West.
Fluida scorrevole limpida e quasi parlata The Rosary. Le preghiere con il rosario in mano per una vita migliore.
Atmosfera di attesa come dice il titolo in As I Waited Out The Storm che continua la saga di questo splendido disco.
Altra grande canzone, la mia preferita, è Little Child Of Heaven. Semplice nella sua esposizione con una ritmica ancora western dove oltre alla fisarmonica fa capolino anche la steel. Il problema della povertà e dell’emigrazione per mancanza di lavoro in primo piano. “ Questo è quello che succede nei paesi di montagna dove la povera gente deve andarsene verso le città. Los Angeles, Albuquerque fino giù a San Antonio, quello di cui hanno bisogno solo dio lo sa”.
Ancora il forte sapore del Messico in Does Anybody Knows Why AnaMaria’s Mama Is Crying?
Chitarra flamenco e ritmica sostenuta. “Una volta eravamo felici con niente. Poi è arrivata la televisione e ho capito cosa siamo: soltanto poveri!”.
I Had A Love Way Out West termina questo incredibile disco con una ballata da highway senza fine sotto un sole infuocato. “I giorni sono passati ma non i sogni. Lei era dolce e selvaggia, la ricorderò con i fiori gialli tra i capelli. Si, avevo un amore via lontano, nel west”.
Grande disco. James ha davvero fatto una grande opera di recupero della tradizione musicale del New Mexico miscelata con la sua vena di cantautore di Nashville anche se atipico perché fuori dagli schemi. Un disco però non facile. Bisogna lasciarsi trasportare dalla voglia e dalla curiosità di ascoltare e conoscere un qualcosa che forse non ci appartiene e che forse fa anche un po’ paura, ma se si riesce a superare questa barriera se ne è ampiamente ripagati e appagati. Buon ASCOLTO”

 
HERB PEDERSEN – LONESONE FEELING PDF Stampa E-mail

 Il nome di Herb Pedersen non dirà molto ai più ma è un grande interprete di quel genere musicale che va dal bluegrass al country rock californiano. Ha fatto parte dei Dillards nei sixties, della mitica Desert Rose Band negli eighties, nei Laurel Canyon Ramblers nei 90 e in questi ultimi anni ha inciso tre dischi in coppia con Chris Hillman. Ha suonato e cantato nei dischi e nei concerti tra gli altri di Emmylou Harris, John Denver etc. La sua carriera solista comprende due dischi a fine anni 70 e questo del 1984che ha visto la luce in un periodo di grossa difficoltà per la country music. Infatti era finita la forte spinta propulsiva del country rock anni 70, quello degli anni80 stava cominciando e per il cosiddetto new country si sarebbero aspettati ancora due tre anni. Quello che in questa prima metà degli anni 80 ci propinava il country erano, fatte alcune eccezioni, dischi piuttosto scialbi, piatti, mielosi e melensi superarrangiati e superorchestrati fatti a Nashville. Ma una piccola etichetta del North Carolina, la Sugar Hill, aveva capito che si poteva investire nel campo country folk bluegrass senza rimetterci. Ecco quindi bei dischi di John Starling,cantante dei Seldom Scene, di Chris Hillman e questo di Herb che hanno come denominatore comune il totale rifiuto di ciò che si produceva a Nashville. Dischi vivi, carichi, scintillanti con una strumentazione molto vicina al country rock anche se suonati in modo più tradizionale. Questo è un ottimo disco, belle canzoni, arrangiamenti limpidi e superbi, suono pulito e fresco, ottime armonie vocali.

10 canzonu per poco più di 30 minuti, ma allora si usava così. Si parte e subito è grande musica.

The Last Thing On My Mind, di Tom Paxton, è rifatta in maniera superba. Puro Country rock. Dobro e Steel che intrecciano preziose armonie, grandi intrecci vocali e la melodia che prende subito. Partenza super.

Con Childish Love entriamo in campo bluegrass progressivo ed elettrico. Batteria che detta il tempo, mandolino e banjo che ricamano e grande assolo di steel. Armonie vocali sempre perfette.

The Fields Have Turned Brown è una triste slow ballad  a tempo di valzer su di un ragazzo che se ne va di casa e dopo lunghi anni quando ritorna non trova nessuno ad aspettarlo e i campi sono stati lasciati incolti. Ancora bella prova del dobro, grandi guizzi di steel e anche un azzeccato intervento di armonica.

 Con The Homecoming c’è una vivace puntata nel, per allora, country progressivo, oggi si direbbe old. C’è Linda Dillard ai cori e sempre la steel, suonata da J.D. Maness, fresca lineare e scintillante a dominare la scena.

Easy Ride è una canzone dei 70 che fa davvero piacere risentire. Era cantata daWaylon con il suo vocione outlaw mentre qui diventa una veloce country song made in California. Sembra di ascoltare i New Riders.

Lonesone feeling da il titolo al disco. Grande ballata elettrica ma tradizionale.

Willow Garden è un traditional rivisitato con cura e garbo. Il tono è soffuso, la voce confidenziale.

Bella la riedizione di It’s Worth Believin’ del cantautore canadese Gordon Lightfoot, ballata delicatissima dove ancora dobro e steel guidano la melodia.

Even Worst Of Us è una notevole mid tempo con ancora Linda Dillard alle vocals. Bello l’assolo centrale di chitarra elettrica e anche il pianoforte in evidenza.

Si termina con un classico bluegrass tradizionale: Your Love Is Like A Flower. Banjo mandolino violino dobro come nella migliore tradizione.

Un disco che è quindi una piacevole sorpresa soprattutto per gli amanti del country rock più rigoroso, un disco uniforme dove il suono pulito di steel e dobro lasciano davvero il segno. Un disco che porta gioia, serenità con le sue ballate ariose tipicamente californiane e che si ascolta tutto d’un fiato. Ristampato su CD qualche anno fa è l’ideale per passare una mezz’ora piacevole, anche se poi , vedrete, vorrete subito riascoltarlo.

 
THE SELDOM SCENE – LIKE WE USED TO BE PDF Stampa E-mail
 

 Finalmente i Seldom Scene, grande gruppo country gospel bluegrass con oltre 20 albums all’attivo.

Formatisi nel 1971 devono il loro nome al fatto che tutti avevano un’altra occupazione e si ritrovavano a suonare nei weekends nell’area attorno a Washington D.C. E di qui il nome raramente in scena. Ma poi questa loro attività musicale ha iniziato a sorridergli, gli impegni si sono fatti pressanti ed eccoli musicisti a tempo pieno. Dotati di splendide voci, le fondevano in perfette e sublimi armonie vocali. I Seldom Scene sono riusciti a superare le barriere e hanno saputo portare questo genere musicale, prima confinato negli stati del sud e nella zona degli Appalachi, anche nei salotti bene delle case di Boston Baltimora etc. Ascoltare un qualsiasi loro disco è un piacere. Alternano veloci bluegrass tradizionali e non con splendide ballate country cantate anche a 4 voci.

Questo CD è uscito nel ’94 e  ancora oggi poterne ascoltare di musica così delicata gradevole semplice tradizionale ma stupendamente moderna, per me qualche spanna sopra la produzione media di Nashville. Musica acustica, senza accademia ne autocelebrazione anche dopo oltre 20 anni dal loro esordio, nessun passaggio a vuoto ma musica vissuta e con sopra a tutto la voce dolce calda e avvolgente di John Starling, medico maggiore dell’esercito prestato alla musica.

Le canzoni proposte sono 13.

Il banjo apre la prima Granpa Get Your Guitar.La voce di John, la chitarra acustica e il mandolino che tessono la melodia e il refrain a 4 voci. Grande inizio!

Let Me Be Your Friend di Carter Stanley inizia con un cantato a cappella per poi dipanarsi in un sostenuto bluegrass con ottime performance di dobro violino e mandolino.

Like I Used To Be è una delle gemme del disco. Ballatona country lenta e nostalgica sul come eravamo “ C’era un tempo quando eravamo gli ultimi ad andarcene, guardando sorgere il sole mentre tutti dormivano, la musica era carica, io fumavo e bevevo troppo fino a che non finivo nelle tue braccia e nel tuo tocco d’amore” e di come siamo “ Ora mentre cade l’oscurità mi sento soddisfatto a guardare un fuoco che brucia mentre tu sei ancora al mio fianco, e qui nel cuore sembra che il tempo sia scivolato, ti amo tanto oggi così come la prima volta”.

 Highway Of Pain è una canzone leggermente blues con tanto di percussioni.

Cheap Whiskey è un’altra country ballad soffice e leggera dove tutti gli strumenti fanno la loro parte senza strafare. E la voce di John, la migliore?, che davvero meriterebbe un commento a parte.

Philadelphia Lawyer di Woody Guthrieè una buona rivisitazione in chiave bluegrass e qui è la voce tenorile di John Duffey a fare faville con il banjo che detta il ritmo.

Almost Threw Your Love Away è una bella ballata che non sfigurerebbe nel repertorio di un Gerge Strait.

The Other Side Of Town è stata scritta da due dei miei beniamini: Robin & Linda Williams. Canzone sulle disuguaglianze sociali. “Nell’altra parte della città c’è una grande villa dove tutti vestono alla moda e non diventano mai vecchi, dove c’è sempre musica che suona e ballerini che danzano, dove vecchi amici si ritrovano e vivono senza preoccupazioni. In questa parte della città soffiano venti freddi, li sento mentre aspetto che arrivi il mio turno per andare nell’altra parte della città”. Classica country song, peccato se ne scrivano sempre meno.

She’s More To Be Pitied è un pezzo di tipica mountain music degli Appalachi. Banjo sostenuto che guida tutto il brano, la ritmica pulsante e grandi armonie vocali.

Heaven’s Green Fields è un gospel con bell’assolo centrale di dobro e mandolino e dove le 4 voci cantano all’unisono il ritornello.

I’ve Come To Take You Home, splendida, è il seguito di Bringing Mary Home, canzone dei Country Gentlemen degli anni 60 in cui si raccontava di una ragazza di nome Mary in una notte fredda e oscura ferma ai margini di una strada che chiedeva l’autostop con il protagonista che fermava la sua macchina e quindi l’accompagnava a casa. Ora dopo 30 anni questa ragazza gli ricambia il favore quando al protagonista, ormai nel suo letto di morte, gli sembra di rivederla nel delirio procurato dalla malattia con lei che gli sussurra di come lui le avesse dato aiuto tanto tempo fa quando era sola e in difficoltà quella notte e di come sia venuta lei questa volta a riportarlo a casa. Anche qui la voce di John ha un qualcosa che davvero riscalda il cuore.

I’ll Remember You In My Prayer è una balata romantica con la chitarra acustica che la fa da padrone mentre dobro e una acustic steel guitar l’accompagnano e il mandolino rilascia un bell’assolo.

Some Morning Soon termina il CD. Canzone in linea con le precedenti dove ancora si fa notare l’anima country del gruppo e una volta di più le loro incredibili armonie vocali.

Difficile almeno per me trovare difetti in un album come questo. C’è tutto o quasi quello che mi piace del country puro vero genuino, suonato da artisti veri e dove nessuno di questi rimane mai nell’ombra. Suggestive e stupende le ballate country, frizzanti e mai banali i brani di matrice bluegrass e ciò che esce dall’armonioso gioco delle loro voci è semplicemente fantastico!

Ladies and gentlemen  The Seldom Scene!!

 
EAGLES - DESPERADO PDF Stampa E-mail

 

 Beh un disco degli Eagles non poteva mancare in questa mia country chart.

Per la verità sono stato molto indeciso su quale scegliere tra i primi tre: se Eagles, Desperado oppure On The Border, poi la scelta è caduta su Desperado che, anche se non ha venduto molto, è quello che li ha fatti conoscere a livello mondiale. Dal loro quarto disco in poi, One Of These Nigths, sono cominciate ad affiorare tensioni fra i vari componenti del gruppo che ne hanno minato la serenità e fatto si che le due anime country della band Bernie Leadon prima e Randy Meisner poi lasciassero il gruppo. E da li la loro musica da country rock è diventata pop rock, sempre grandi armonie vocali, sempre, anche se in misura minore, belle canzoni, ma molto meno feelin’ e sempre più vita da rockstar.. Non dimentichiamo che il loro Greatest Hits del 1976 è il disco in assoluto più venduto della storia con oltre 30 milioni di copie.

Come ha detto Chris Hillman, pioniere del country rock, i Byrds hanno un po’ inventato con il loro folk rock quello che sarebbe diventato il country rock, i Flying Burrito Brothers hanno definito questo suono portandolo all’attenzione di tutti e quelli che poi sono passati alla cassa a riscuotere gli assegni sono stati gli Eagles! Ed è un po’ buffo pensare che sono considerati la band californiana per eccellenza anche se nessuno di loro è originario della California.

Desperado, pur essendo stato a livello mediatico il loro disco più conosciuto, è anche quello che ha venduto meno di tutti. E’ un album concept, cioè un album che in tutte le sue canzoni tratta di un unico argomento, e qui racconta dell’epopea di una band di fuorilegge, la Doolin Dalton, che insanguinò il West alla fine dell’800, paragonandola alla vita on the road di una rock’n’roll band con i suoi trionfi, ma anche con le  sconfitte, gli eccessi, le follie, le cadute.

E’ un disco suggestivo, carico di energia, che si ascolta tutto di un fiato nei suoi 36 minuti.

Nella foto di copertina le 4 aquile vestono da fuorilegge con pistole e fucili per dare più sostanza e contenuto alla proposta. Proposta dolce in certi punti, aspra in altri, dura in altri ancora ma sempre funzionale al progetto.

Chitarre acustiche ed armonica ad aprire il disco con il brano Doolin Dalton e subito siamo in piena atmosfera western, clima polveroso, desertico, rarefatto. Soldi, donne facili, whiskey nel testo, allora come ora, ma il destino è sempre in agguato. “ le città si stendono tra pianure polverose come cimiteri riempiti con pietre tombali in attesa dell’uomo.”

Il banjo bluegrass di Bernie Leadon ad aprire Twenty One. Canzone di speranza sul futuro ma anche la consapevolezza di aver scelto una strada diversa  che non porta ad una vita comoda, con una sottile ansia, una sottile paura che fa capolino: “Sono giovane e forte come di più non potrei essere e so cosa la libertà significhi per me, ma non capisco perché desidero di morire.”

Out Of Control è un rock quasi hard con chitarre distorte e Chuck Berry in testa. Rock quasi catartico per il gruppo. La vita solitaria dei fuorilegge che fa si che si corrano rischi per andare in città a giocare a carte e soprattutto passare del tempo con una donna per alleviare la terribile solitudine.

Il tutto si stempera nella dolcezza di uno dei loro brani più famosi: Tequila Sunrise. Stupenda ballata con la fender in evidenza.

Desperado, la title track, ha un’aria quasi gospel e l’arrangiamento orchestrale è indovinato anche se un po’ troppo dolciastro che contrasta con la drammaticità di fondo della canzone. “Desperado non tornerai più giovane, la tua ingordigia ti porta lontano e la libertà, beh quella è solo la chiacchiera di qualche persona, la tua prigione è ovunque in questo mondo dove vaghi tutto solo, lascia che qualcuno ti ami prima che sia troppo tardi.”

Altra grande canzone Certain Kind Of Fool con chitarre alternate e la voce di Randy Meisner che racconta di un ragazzo che ammira oggi una chitarra dietro la vetrina di un negozio come allora un fuorilegge ammirava una pistola.

Outlaw Man è di un cantautore californiano David Blue. Ballatona elettrica che crea una atmosfera tesa con il suono delle chitarre elettriche. “ Donna non cercare di amarmi, di capirmi, io sono un fuorilegge!”

Il mandolino di Bernie Leadon in evidenzan in Saturday Night. Canzone dolcissima sull’innocenza giovanile che finisce presto. Sempre splendide come in tutti i brani le armonie vocali.

Bitter Creek, come dice il titolo, è amara, canzone che non lascia speranza ai fuorilegge e per i quali prevede una fine ingloriosa. Motivo semplice ma accurato e grintoso, pacato ma irrequieto.

E si finisce con una ripresa in medley di Doolin Dalton e Desperado a chiudere questo disco che sicuramente è stato uno dei più importanti del periodo e che ha coniugato atmosfere acustiche, musica tradizionale e verbo rock.Grande successo di critica, non di vendite, ma negli anni seguenti verrà riscoperto e rivalutato come una delle più belle pagine del country rock.

 
KIMMIE RHODES - WEST TEXAS HEAVEN PDF Stampa E-mail

 Quando ho visto questo CD mi ci sono avvicinato un pò titubante. Ne possedevo già uno di Kimmie, Angels Get The Blues, che non mi aveva convinto appieno, poi ho visto nei credits la presenza tra gli altri di Waylon, Willie, Joe Ely, Townes Van Zandt, la crema del Texas country, e mi sono deciso all’acquisto. Decisione saggia. Un disco incredibile.

 Ballate acustiche, ariose, gentili, delicate, sonorità tenui, pastello, voce splendida pura come l’aria tersa, libera come il vento e grande come un orizzonte senza fine.

Non aspettatevi un disco da Honky Tonk Club, chitarre elettriche che impazzano, batteria e basso che picchiano, ma un disco etereo e sognante. Un CD che è un piacere ascoltare e riascoltare perché solo dopo molti ascolti si riescono a cogliere tutte le preziosità, i contrappunti delicati, le finezze artistiche e si riesce ad entrare pienamente nello spirito che Kimmie ha voluto dare a questo cielo del West Texas.

13 canzoni per lasciarsi rapire in questo suo mondo dolce e delicato, anche malinconico, dove niente è sopra le righe e dove questa atmosfera pacata e rilassata non può non catturarvi.

 Si parte con la canzone che titola il CD. “ Ho lasciato il West Texas Heaven. Era l’unico che avessi mai conosciuto.” Chitarra acustica in evidenza, sezione ritmica appena accennata e la ballata , più da songwriter che da country girl, che esalta il cielo sconfinato e le grandi pianure del West Texas.

Due duetti a testa per Willie & Waylon.

Hard Promises To Keep è con Willie e le loro due voci sembrano fatte apposta per cantare assieme. A questo proposito non perdete il disco di duetti proprio tra Willie e Kimmie del 2003 intitolato Picture In A Frame. In questa recensione sarò un po’ ripetitivo ma questo è quello che mi porta ascoltando questo disco. Canzone che sembra uscire da un qualche canyon e librarsi nell’aria e poi Willie che dà profondità e spessore a questa ballata malinconica. Willie rilascia anche un incredibile assolo con la sua gut string guitar mentre una tenue e dolcissima steel fa da perfetto sottofondo.

Altro duetto con Willie è I Never Heard You Say. Più ricca strumentalmente con steel armonica e ancora la chitarra di Willie. Una canzone che se possibile sposta l’orizzonte un po’ più in la tanto è profonda ed eterea.

Il primo duetto con Waylon è in Maybe We’ll Just Disappear. Chitarra ac. piena, la voce di Kimmie convinta e decisa e poi entra Waylon con il suo caratteristico vocione. Bell’intervento di dobro e canzone che sembra uscire da una serata tra amici con falò in mezzo alla prateria con l’oscurità che avvolge il tutto mentre in lontananza un solitario coyote lancia il suo richiamo.

Sempre con Waylon è Be Mine. Introdotta da un pianoforte che disegna tenui acquerelli, dobro in sottofondo e le due voci che riprendono, si lasciano, si rincorrono e cantano:” Quanto dovrò aspettare prima che il tuo amore sia mio?”

Altra perla del disco è I’m Gonna Fly. Qui il duetto è con Townes Van Zandt che canta con la sua tipica aria dolente di malinconica rassegnazione, da uomo in perenne conflitto prima con se stesso e poi con gli altri. Pianoforte pizzicato, chitarra ac. arpeggiata e canzone che come dice il titolo vola sopra le pianure e i canyons per diventare un qualcosa d’altro.

In Wild Roses troviamo una fisarmonica ad aprire la canzone. Brano di una freschezza impalpabile. “Le ho viste giù nella valle, le rose selvagge crescono ai bordi della strada. A loro non importa se qualcuno le raccoglie o se vengono lasciate sole. Le rose selvagge aprono sempre il loro cuore”

Just To Be Near You è un po’ più mossa. La batteria si sente di più, buona la chitarra solista e bel intervento di armonica. Brano discreto.

Piacevolmente roccato è Git You A Job. Batteria in evidenza intervento di chitarra el. e assolo di basso. La canzone più elettrica e rock del disco.

Preceduta da un chiacchiericcio parte The Corner Of The Bar. Ballata cantautorale in cui si apprezzano gli interventi vocali di Joe Ely. Canzone piacevole con fisa in sottofondo chitarra ac. che muove i suoi passi e bella interpretazione di Kimmie.

Home John è notturna swingata e jazzata, da locali fumosi dove la cantante con la band alle spalle intrattiene gli avventori. Buono l’assolo di chitarra e piano fluttuante a condurre il brano. Canzone un po’ al di fuori del contesto del disco.

Con Las Rosas Savages ci addentriamo timidamente in territorio cajun. Fisa in sottofondo, mandolino pizzicato, il cantato in francese come tipico nel cajun. Dolce canzone che lascia dietro di se una scia di territorio inesplorato.

E si termina con il brano più famoso, I’m Not An Angel, in quanto inserito nella colonna sonora di un famoso film degli anni 90: Mrs. Winterbourne. E’ il pezzo più arrangiato e più vicino a sonorità pop, ma la splendida voce di Kimmie lo rende perfettamente inserito nel contesto del disco.

Allora che dire. Certo non è un disco per country dancers, anche se questo disco fa ballare, non è un disco per chi ama i volumi alti, le atmosfere sudate, i gruppi numerosi.

E’ un disco per chi qualche volta ha bisogno di intimità, di introspezione, per chi ogni tanto o ogni “spesso” ha voglia di staccare e di sognare. Per chi crede che a volte ci siano altri modi oltre a quello di urlare tra la folla.

E’ un disco che fa sognare, fa volare, fa ritrovare se stessi. E’ un disco fresco spontaneo semplice dolcemente malinconico ma maturo, da assaporare ascolto dopo ascolto, da approfondire perché è un disco che da piacere.

Certo non è new country non è commerciale, ma è sincero, un disco del quale tutti quanti prima o poi potremmo averne bisogno. Brava Kimmie!

Questo è il video di una canzone non inserita in questo disco ma ascoltate che duetto tra lei e Willie.

 
THE BROOKLYN COWBOYS- DOING TIME ON PLANET EARTH PDF Stampa E-mail

 Quando vedo un disco di un nuovo gruppo file under country rock spero sempre sia un disco che riporti un po’ in auge il magico suono californiano anni 70. Molte volte sono rimasto deluso, ma qualche rara volta la realtà ha superato la speranza. E questo è uno di questi ultimi casi.

Scoprendo i nomi dei componenti di questa band vi ho trovato alcuni di quei personaggi che hanno portato in alto e fatto conoscere nel mondo quel suono che arrivava dalla California e che in questo CD sono riusciti a sorprendere per la freschezza della musica e per la bontà delle canzoni.

Il leader è Walter Egan, cantautore e chitarrista westcoastiano con 5 album all’attivo a partire dal 77 e grande amico di Gram Parson.

Buddy Cage popolarissimo e grande steelguitarist che ha avuto onori e fama con i New Riders Of The Purple Sage già recensiti in questa rubrica.

Michael Granda, bassista, è stato con un altro grande gruppo country rock: gli Ozark Mountains Daredevils, una sorta di comune del country rock che aveva come base una fattoria nel Missouri perché dicevano li fosse il centro degli USA. Il loro era un suono più diretto verso il bluegrass rock ma godibilissimo anche se un po’ pazzo.Sono della partita anche Joy Lynn White, quattro dischi in carriera, e Michael Webb, ottimo polistrumentista.

 

In questo lavoro troviamo una selezione di 13 canzoni senza cadute di tono e senza la ricerca di effetti speciali, ma solamente tanto cuore tanta coerenza e soprattutto la voglia di credere in ciò che fanno anche se per qualcuno questo può risultare un disco fuori tempo. E il resto lo fanno le canzoni!

Si parte con You And I And The July Moon, e già il titolo dice tutto. Canzone dal ritmo sostenuto su di una coppia che vuole andare fuori dalla città e rimanere sola sotto il magnifico cielo stellato di luglio sognando di essere su di un’isola deserta. Siamo in pieno country rock con la steel a rilasciare assoli che subito riportano alla mente i New Riders. Anche l’elettrica tesse il suono mentre un piano da corposità al tutto. “ In estate quando il tempo è giusto per innamorarsi possiamo parcheggiare li nell’oscurità dove la strada incontra il mare e siamo solo tu io e la luna di luglio.”

Il violino dell’ospite Vassar Clements apre Jukebox Girl, agile honky tonk song con elettrica e steel che dettano e ancora i New Riders in testa e nel cuore.

Con Boundless Love andiamo verso il cajun con il caratteristico e deciso suono della fisarmonica. Il ritmo è sempre sostenuto, la steel fa faville, la batteria detta il tempo mentre la canzone parla di un amore finito. ”Sono triste oggi da quando mi hai lasciato, mi manchi come ai fiumi manca il mare.”

Californ’ è la country song perfetta per come l’intendo io. Rispetto alle tre precedenti il ritmo è più lento. E’ country westcoastiano dedicato alla terra promessa, la California, da parte di un cittadino di New York. “Sono nato a New York, i miei passi sono sulle strade di questa città ma i miei pensieri e desideri vagano nei films e nella musica verso il West e non manca più molto tempo prima che io vada in California”. Strepitoso Buddy Cage alla steel mentre Michael Webb alla fisarmonica crea un dolce tappeto sonoro. Perfetta!

Reachin’ For The Sky ha un feelin’ un pò southern, giusta per essere suonata in un honky tonk club. Belle le armonie vocali nel ritornello.

In Wishful Drinking esploriamo anche se in modo un po’ blando il rockabilly. Canzone agile e scorrevole dove la parte del leone è per una volta a carico dell’elettrica mentre il piano da un ritmo molto sostenuto.

Hearts On Fire è famosissima. Ne ho già parlato recensendo LIVE 1973 di G. Parsone ed Emmylou. Qui il duetto, emozionante, lo fanno Walter Egan e Joy Lynn White. Grande lento d’atmosfera dove la parte strumentale non è per niente invadente lasciando la ribalta alle voci.

Carolina Calypso è un inedito di Gram Parsons scritto, poco prima di morire, insieme al leader del gruppo. Piccola gemma musicale. Inizio lento e poi un crescendo continuo, grande assolo di elettrica e ottimo ritornello. Il protagonista è un musicista di strada che fa divertire, allieta e porta allegria a chi incontra nel suo cammino. Grande canzone.

Learn How To Love Me è un altro country rock alla New Riders con la fisarmonica che da quel pizzico di cajun che non guasta.

Exquisite Torture è l’unico momento un po’ minore. Lenta, un po’ fuori dal contesto, il piano in evidenza, ottime armonie vocali, momento di riflessione.

Burning Bridge parte lenta ma poi diventa quasi indiavolata ricordando certe cose degli Everly Brothers. Molto evidenziato il ritornello e strumenti lasciati liberi che spaziano in lungo e in largo. Piacevolissima.

Headin’ for home ha ritmo pulsante, canzone trascinante, ancora grande la steel ma ottimo lavoro anche da parte di tutti gli altri. La canzone più rock del disco.

E si termina con What The…!?. Puro Bakersfield sound alla Buck Owens. Ritmo frenetico e piedi che non stanno fermi.Ottima chiusura per un grande lavoro.

Finalmente un disco del 2000 che suona come un disco dei 70 senza paura di essere demodé, senza condizionamenti se non quelli di suonare ciò che sanno e che meglio gli riesce.

Disco per nostalgici? Ma va….disco per chi ama la grande musica dal suono puro e genuino, senza artifizi, canzoni che portano dentro di se il sole della California, la voglia di vivere e di divertirsi ben lontane dai condizionamenti cui sono sottoposti la maggior parte degli artisti di oggi e senza il bisogno di “thank god” per vendere qualche copia in più.

Unica controindicazione: puó piacere troppo e poi sará difficile staccarsene!  


 
THE MARSHALL TUCKER BAND - SEARCHIN' FOR A RAINBOW PDF Stampa E-mail

 Beh chi non l’ha mai sentita nominare questa band che soprattutto nei 70, ma è on the road ancora oggi anche se con un solo elemento fondatore, infiammava con i suoi concerti decine di migliaia di persone che andavano a vederla? Mescolavano sagacemente il southern rock allora molto in voga con robuste dosi di country sincero e genuino.

 

La M.T.B. con le sue forti contaminazioni country è stata con gli Allman Brothers Band più sul fronte blues e con i Lynyrd Skynyrd più sul fronte rock il gruppo storico del southern rock e il cui suono sarebbe stato seguito con alterna fortuna da moltissime altre band.

 

Il loro era un sound limpido, denso di country e con divagazioni blues, una frenetica sezione ritmica, dei fiati tutt’altro che sfiatati , la voce potente ma chiara di Doug Gray e la personalissima chitarra del loro leader, Toy Cadwell, autore anche del 90% delle loro composizioni.

Possedevano un linguaggio musicale multiforme capace di passare da momenti duri quasi hard, pochi in verità, a ballate narrative, malinconiche, ampie e rilassate e dalla ritmica cadenzata. Le liriche sono le tipiche di una rock band anni 70, donne soprattutto, whiskey, un po’ di sesso, squarci di vita quotidiana, ed essendo loro del South Carolina, sud degli states, sempre forti richiami a dio. Il peccato e l’espiazione.

 

I loro brani nei concerti si dilatavano a dismisura creando un wall of sound veramente formidabile. L’esordio è arrivato nel 1972 e questo è il loro quarto album. Bello il titolo e bella la copertina con un cavaliere contro un tramonto infuocato.

 

Si parte con una delle canzoni più belle della M.T.B. : Fire On The Mountain. Subito steel tirata a lucido e racconto western che si svela su un bellissimo tappeto country rock. “Scavavamo e setacciavamo dalle 5 del mattino alle 5 della sera. Vendevamo tutto quello che trovavamo solo per sopravvivere. Il peccato e le donne erano la cosa più importante”.

 

 

Molto simile Searchin’ For A Rainbow. Ballata ampia con contaminazioni western. Grande lavoro anche qui di steel  ed elettrica. Cominciano a farsi sentire i fiati. Ariosa ed evocativa, “ Sto cercando un arcobaleno e se il vento mi indicherà la strada tu sarai li ad aspettarmi”.

Walkin’ & Talkin’ è un tipico southern rock, grande ritmica, sax sugli scudi, elettrica che rilascia un notevole assolo.

Ballata un po’ malinconica invece Virginia. Ottimi assoli tra chitarra el. e sax. Storia d’amore che dura nel tempo tra momenti belli e tristi. “Sono stato con lei per 20 anni e sono stato bene e lei ancora dice che mi ama, spero non cambierà mai idea”.

Percorre i sentieri del blues Bob Away My Blues anche se al confine con la ballata country. Nostalgia per il luogo d’infanzia lasciato dopo che si è andati a vivere in città. “Chiunque dica che un ragazzo in città non possa avere nostalgia per la campagna, beh, non ha parlato con me”.

Bel country è Keeps Me From All Wrong, brano di atmosfera piacevole ed orecchiabile. Steel e piano ritagliano il loro spazio in questa ballata.

Più mossa Bound And Determined. Suono pieno, forte, il tipico southern dove basso e batteria dettano il tempo, il sax si libra sopra gli altri strumenti e fa pensare ad alcoliche serate in compagnia.

Si chiude con un classico della band: Can’t You See. Accorato urlo d’amore di un uomo lasciato dalla sua donna. “Andrò alla stazione a prendere un treno. Non importa dove mi porterà. Non vedi, non ti rendi conto cosa quella donna mi abbia fatto” Qui la voce del cantante esprime tutta la sua angoscia per questa situazione. Ballata lenta, carica di pathos, il flauto che rilascia dolci note, l’elettrica che fa la melodia e ampie sonorità in sottofondo.

 

Questo è un disco e un suono un po’ ( tanto ) diverso dai precedenti qui trattati. Ma amo molto questa band, tra l’altro lo scorso anno è uscito il loro ultimo CD The Next Adventure con un suono molto country, ha riempito molte delle mie giornate con i suoi dischi, e ha avuto il merito di portare massicce dosi di country in un genere un po’ ostico e non molto ben disposto a questa contaminazione. Chi ama artisti come Hank jr., Charlie Daniels, Travis Tritt, Confederate Railroad ed altri ascoltando la M.T.B. troverà pane per i suoi denti. Non un disco quindi per gli amanti del country tradizionale ma per quelli a cui oltre al country non dispiace un po' di rock sudista e bandiere confederate al vento.

 
THE FLYING BURRITO BROTHERS - SONS OF THE GOLDEN WEST PDF Stampa E-mail

 Altro gruppo storico del country rock, anzi il gruppo.

Nati nel 1968 da un’idea di Gram Parsons, nello stesso anno hanno pubblicato il loro primo disco “ The Gilded Palace Of The Sin”. Non che sia stato un successo, 60.000 copie vendute, ma molti dopo averlo acquistato trovarono quel suono, proprio a metà tra il country e il rock, irresistibile e diedero vita a delle band per riprodurlo. Si era aperto un nuovo grande spazio ed ecco il proliferare di molti gruppi country rock a inizio anni 70.

I F.B.B. non hanno avuto vita facile già da subito. Molti cambi di formazione, molte defezioni, scioglimenti, riunioni, cambio di nome, a inizio anni 80 erano diventati i Burrito Brothers, ma sono sempre rimasti sulla breccia cercando di tenere viva la fiamma con il rispetto per il passato ma con il cuore proiettato verso il futuro e con la visione di un filo comune, il suono country rock.

Questo è il loro ultimo CD uscito nel 1999 e per me anche il migliore. Il suono prende subito, niente è forzato, tutto scivola liscio. E ci sono molti ospiti come vedremo ad arricchire ancor di più questo disco che già si presenta benissimo dall’illustrazione in copertina.

14 canzoni che girano con fierezza ed orgoglio nel CD player.

Ottima partenza con Sons Of The Golden West. Inizio con pianoforte e poi la canzone prende forma. Un po’ country un po’ western tanto per gradire e subito la steel in evidenza. “C’è un vecchio coyote che chiama sulle colline ed echeggia sulle montagne. Ascolta attraverso il silenzio, guarda oltre l’oscurità voci distanti chiamano i figli dell’ovest dorato. Stanno contro la luce lunare oltre i ricordi ed i sogni.” Grande canzone.

Honky Tonkin’ è la cover di un famoso brano di Mel Tillis. Versione robusta con il piano honky tonk che salta sulle note e riempie questa classica honky tonk song.

Area 51 è dedicata ad una località del New Mexico dove si dice sia caduta un’astronave e siano stati avvistati diversi UFO. Incedere western, misteriosa, desertica e notturna.

Mama’s Hungry Eyes è una delle mie favorite di sempre. Scritta da Merle Haggard che qui appare come ospite rilasciando una interpretazione vocale strepitosa. Country song dolce pacata bellissima ma con forte contenuto e denuncia sociale. La storia di quando era bambino e con i genitori si era trasferito in California alla ricerca di una vita più dignitosa. Ma anche se bambino aveva già  capito della forte disuguaglianza sociale e di come andavano le cose: “c’era una classe di persone che voleva tenerci sotto senza ne diritti ne altro”. Allora come ora.

Pionieer Zephyr Train è un pimpante bluegrass elettrico con Ricky Skaggs al mandolino. Ottimo il ritornello ritmo veloce e piedi che non stanno fermi.

When I Was A Cowboy è un traditional con gli Oak Ridge Boys quelli di Bobbie Sue, che fanno le parti vocali. Western song già sentita ma molto molto apprezzabile.

Altra gemma del disco è Down At The Palomino. E qui country rock e nostalgia si fondono in un’unica cosa. Celebrazione del mitico Palomino, locale situato nel North Hollywood, dove tra gli anni 60 e metà dei 90, quando il locale ha cessato l’attività, sono passati tutti ma proprio tutti i grandi nomi e non della musica californiana. La canzone è introdotta da Corcky Mayberry all’epoca Dj dell’emittente country KLAC di L.A e subito è grande country rock, steel guitar a go-go e la voce che racconta come si svolgevano le serate nel 1972. “ Se potessi esprimere un desiderio vorrei tornare a quegli anni, ritrovare le dolci sweethearts of the rodeo giu al Palomino”. Impareggiabile!

Genuine Healer è una bella bar country song: “ non tornerò più nel tuo bar ci sono troppi ricordi li”. Chitarra elettrica e steel che ci ricordano il vero country.

Pull This è uno strumentale nella scia del famoso Buckaroo di Buck Owens, canzone da proporre ai rodei.

In Anyone Else But You come ospite c’è Allison Krauss alle armonie vocali. Anche questa è una dolce pacata e rilassata country song.

Torniamo all’Honky tonk invece con Honky Tonk Blues di Hank Williams.

Come vocalist e armonicista c’è Delbert McClinton che da un saggio della sua bravura. Ritmo infuocato, odore di fumo di locali chiusi e di alcool che scorre sul banco e nelle gole. Grande versione.

Si cambia atmosfera con Up On Sycamore, la mia preferita di questo disco, dolcissimo country con steel in sottofondo che non perde una nota. Storia della vita di due innamorati che diventano grandi e si scontrano con le difficoltà. Dai giorni dell’amore “Larry e Jamie erano giovani e innamorati in quella piccola casa bianca sulle colline, ascoltavano i Bee Gees sul loro stereo li sopra il sicomoro.” Si arriva ai giorni della crisi “ le cose cambiano disse lui un giorno con voce tremolante, nella stanza cadde il silenzio mentre le lacrime uscirono dagli occhi di lei e le scesero sulle guance”. E infine la loro vita attuale “ qualcuno dice che c’è ancora quella casetta bianca su sulla collina. Larry e Jamie se ne sono andati anni fa. Jamie si è presa lo stereo e per quanto mi riguarda io suono ancora in una band, miglia e miglia di strada per un concerto”. Storia di due vite in 4 minuti raccontata in modo essenziale ma che fa capire tutto. C’è il pianoforte che cuce i vari passi della canzone e alla fine l’armonica ad addolcire un po’ la tristezza di fondo di questa splendida canzone. Assolutamente da ascoltare e riascoltare.

Locked Away è un po’ fuori dal contesto del disco, Sapore caraibico ritmo reggae.

Si chiude con Ode To Gram, dove Gram è naturalmente Gram Parsons il fondatore di questo gruppo. Noi non siamo Gram cantano in coro i nostri eroi quasi a voler rimarcare che sebbene la passione resti forte e il tempo non la scalfisca, sebbene il sogno californiano sia ancora nel loro cuore dopo anni e anni on the road, colui che ha saputo inventare questo suono rimane li su di un piedistallo inarrivabile.

Disco per nostalgici ha scritto qualcuno, e lo è anche, ma soprattutto un CD per chi ama il vero country rock californiano, per chi si è avvicinato a quel suono e non lo ha più lasciato, per chi lo ha scoperto  e ne è rimasto stregato, per chi ancora ama la purezza e anche l'ingenuità della musica. Un disco per chi ama il country. Imperdibile!

 
NEW RIDERS OF THE PURPLE SAGE – N.R.P.S. PDF Stampa E-mail

 Uno dei dischi cardine nella storia e nell’evoluzione del country rock.

Registrato da un manipolo di barbuti e irsuti musicisti provenienti da San Francisco e dintorni che assomigliano più a vecchi cercatori d’oro dell’epopea western che tanto amo piuttosto che a un gruppo musicale. Ma sono riusciti a dare una connotazione particolare a questo suono inserendo acido e psichedelia.

Nascono nella primavera del '69 quando Jerry Garcia leader dei Grateful Dead volendo esercitarsi nell’uso della steel guitar con alcuni amici fonda questa band. Il loro primo disco uscirà nel 1971, però visto il notevole successo di vendite Jerry non riuscirà più a coniugare gli impegni con i due gruppi lasciando quindi i New Riders che lo sostituiranno con un altro steel player: Buddy Cage.

Tra il 1971 e 1975 daranno alle stampe 6 dischi, di cui uno dal vivo, davvero esaltanti. Dischi di bellezza disarmante, armonie elettroacustiche, country music riletta in chiave West Coast, incursioni in sonorità acide e lisergiche, ballate bucoliche e agresti. Per loro verrà coniato il termine di cosmic country rock sound. Dopo continueranno ancora con bei dischi anche se la loro vena creativa si è naturalmente un po’ appannata.

Questo loro primo disco è rimasto per anni, e ancora in qualche modo lo è, sinonimo di country rock, avendo mischiato il suono dei Byrds e Flying Burrito Brothers con il tipico suono acido/psichedelico della San Francisco fine anni '60.

Si parte con I Don’t Know You, atmosfera solare, melodia lineare, bel country mosso ma non agitato. Gradevole l’esercizio chitarristico tra acustica elettrica e steel.

Whatcha Gonna Do è più verso la psichedelia, atmosfera morbida e guizzi di steel.

Bella Portland Woman. Grande ballata country rock da spazi aperti con acustica e steel in evidenza. Un riferimento autobiografico alla vita on the road della band con le sue frustrazioni, la voglia di una donna a tutti i costi anche se solo per una sera e la conseguente amarezza a cose fatte.

Henry è un country rock fresco e limpido. Soprattutto nei concerti dal vivo è diventato un classico della band che lo suona ad una velocità incredibile e sembra di vedere il protagonista della canzone, Henry,  con il suo furgoncino che viaggia su tortuose stradine tra la California e il Messico fino ad arrivare ad Acapulco portando merce di contrabbando. Splendida.

Dirty Business è lunga, quasi 8 minuti, allucinata, chitarra elettrica distorta, steel irriconoscibile che lancia sonorità acide. Un viaggio nella psichedelia della bay area facendo il verso a gruppi come i Grateful Dead, i Jefferson Airplane o i Quicksilver Messanger Service.

Glendale Train è un bluegrass rock con il banjo che non molla una nota dall’inizio alla fine e con la steel sempre a ricamare un gradevolissimo tappeto sonoro. Racconto Western di una rapina ad un treno. “ Qualcuno ha assaltato il treno per Glendale stamattina alle 9.30 e giuro che non sto mentendo, qualcuno ha assaltato il treno per Glendale, ha lasciato due uomini freddi a terra e se ne è andato con l’oro.”

Garden Of Eden è un’altra incursione nella psichedelia con la steel a creare una atmosfera di pace e di incanto e con un testo ecologista “ guarda quel verde albero, il verde non è più lo stesso e anche quelle chiare e fresche acque si sono intorbidite. Viviamo nel giardino dell’eden e non so perché vogliamo cambiare tutte le cose.”

Molto simile alla precedente All I Ever Wanted dove la steel si traveste quasi da organo.

Ancora in tema ecologista Last Lonely Eagle. Belle Armonie Vocali con forte presa di coscienza su come il mondo sta cambiando. Ed eravamo nel 1971! “ Se vai giù in pianura dove tutti hanno la macchina e per questo pensano di essere liberi ricordati della pace che senti e che hai sulla montagna e torna quassù, qui con me”.

Chiude il disco un altro dei classici del gruppo Louisiana Lady. Scintillante pimpante, i cori che fanno la loro parte è una bella country song che descrive la gioia per il ritorno a casa dopo tanto tempo passato on the road.

Questi i 10 brani presenti in questo disco, la ristampa in cd ne ha un paio in più, che ci propongono l’immagine del mondo vista attraverso gli occhi di questi cavalieri senza macchia e paura del country rock. Una immagine non troppo idilliaca ne romantica come la musica dolce e avvolgente, rilassante e rilassata, lascerebbe pensare

Il disco ha in copertina uno splendido logo ed è proprio da questo che ho tratto l’ispirazione (più o meno l’ho copiato) per il mio.

Buon ascolto: country rock is here to stay!

 
HANK COCHRAN & BILLY DON BURNS – Desperate Men PDF Stampa E-mail

Mi sono avvicinato a questo CD incuriosito dal titolo: Uomini Disperati. Gli autori li conoscevo già per averli letti decine di volte nei credits di canzoni cantate da Willie Nelson, George Strait, Johnny Cash, Johnny Payceck, Elvis, etc etc., quindi una garanzia.

E subito mi ha affascinato il suono country outlaw, fuorilegge, alla Waylon & Willie che tanto ho amato. E’ una sorta di concept album, cioè di un album che in tutte le sue canzoni tratta di un unico argomento, e qui l’argomento sono i fuorilegge in senso molto ampio, cioè coloro che per scelta o per necessità si pongono ai margini della vita sociale. Sopravvivono chi al di qua chi al di la della legge ma sempre in condizioni disagiate e di precario equilibrio. Sono gli homeless, i senza casa, i sognatori, reduci di guerra, immigrati nei guai, solitari in viaggio per le strade della profonda provincia americana, le famose strade blu, ubriaconi, truffatori, musicisti senza contratto. Insomma l’altra parte del sogno americano, quella che non viene raccontata perché non da una bella idea dell’ America ma che esiste. Beh qui in questa raccolta di canzoni si parla di questo.

14 canzoni arrangiate con sobrietà e gusto come si conviene alle produzioni made in Austin.

Desperate Men subito ci porta al mitico outlaw sound di Waylon & Willie.

Un fiddle introduce I Wish It Was Easy, il difficile ritorno a casa dopo anni di assenza.

Memories Cost A Lot elettrica alla Waylon Jennings con steel guitar e fiddle che la rendono musicalmente molto ricca.

Dead Or Alive ha una andatura western. Bello il ritornello con i tipici border horns.

Way To Mexico è una tipica texmex song. Anche qui le trombe in sottofondo e chitarra arpeggiata alla Willie Nelson. Bella.

Patsy, lenta ed evocativa, dedicata ad una delle leggende del country, Patsy Cline morta in un incidente aereo nel pieno della sua carriera. “Non fa differenza ovunque vada, le tue canzoni sono su ogni jukebox in questo mondo lo sai. Le stelle sorgono e cadono, molte sono scelte ma poche sono chiamate e tu sei la stella più lucente di tutte.”

Brothers Of The Music è brillante con un bei assolo di chitarra elettrica e violino.

No Shortage Of The Blues è un classico honky tonk texano con l’armonica in evidenza.

Outlaws At The Cross, bel titolo, è una grande country song con un bel ritornello cantato in duetto e bell’assolo di chitarra elettrica.

Diablo’s Highway è tesa e pulsante, anche qui le trombe in sottofondo e il racconto di come sia facile prendere la strada sbagliata, quella del Diablo.

La migliore del lotto per me è Outskirt Of Desperate. Ballata lenta con piano steel  e fiddle sugli scudi. La frustrazione di un musicista separato dalla moglie e dai figli che oggi suona in Colorado e domani in Alaska. “ Mi sento ai margini della disperazione per le migliaia di miglia che ho percorso. Non so dove sto andando ma di sicuro so dove sono stato: ho viaggiato con me stesso nel vento.”

Un bel disco quindi onesto e sincero. Se mai siete stati o siete ribelli o cantanti o autori o rinnegati o amanti o combattenti o fuorilegge dovete amare questo disco perché qui c’è la vita e l’amore nelle sue forme più rare e meno scontate e anche brutalmente oneste. Nulla è lucido, nulla è patinato ma tutto sa di polvere e sporcizia, dust and dirt, di frustrazione per i personaggi che popolano l’universo di queste canzoni che come recita un verso sono ai margini della disperazione.

I love this album! 
 
NELSON, CASH, JENNINGS & KRISTOFFERSON – HIGHWAYMAN PDF Stampa E-mail

 Mai prima di allora, era il 1985, quattro grandissimi della country music avevano fatto un disco assieme. Mai prima, ma poi è successo ed è nato un capolavoro. Willie & Waylon i due fuorilegge, outlaws per antonomasia del country, coloro che si erano stufati di come si produceva la musica a Nashville ed avevano stabilito la loro base ad Austin nel Texas, Johnny Cash, the man in black, ribelle e insofferente, Kris Kristofferson, personalità carismatica, grande autore ma anche grande attore, tra i suoi films più noti Convoy, E’ nata una stella, lo splendido e poetico I Cancelli del cielo, amici da sempre decidono di fare un passo avanti e di unire le loro forze con un progetto in comune.

Nascono così Highwayman ma anche un film interpretato da loro quattro con altri amici del giro degli outlaws che è una riedizione del leggendario Ombre Rosse di John Ford. Il titolo del film è Stage Coach, cercatelo, perché oltre ad essere un bel film western, è un po’ strano vedere tanti eroi della nostra musica recitare insieme in un set cinematografico. Dopo questa esperienza avrebbero fatto altri dischi a scadenza quinquennale, 1990, 1995, mentre nel 2000 vista la precaria situazione di salute di Johnny Cash hanno chiamato a sostituirlo un altro texan hero: Billy Joe Shaver. 

Amo molto questo disco fatto di ( solo ) 10 canzoni ma scelte davvero bene e cantate da quattro delle voci più belle d’ America che sanno raccontare bene le gioie le sofferenze le ansie del popolo americano pur se con una visione , soprattutto con Kris, piuttosto critica.

Highwayman da il titolo al disco. Armonia perfetta e stupenda dove i nostri danno vita, cantando una strofa ciascuno, a quattro diversi personaggi dell’epopea americana: un fuorilegge, un marinaio, un operaio e un pilota di jet.


The Last Cowboy Song, valzer lento, è un nostalgico inno di un mondo che non esiste più. “Questa è la canzone dell’ultimo cowboy, la fine di un valzer durato 100 anni, le voci sono tristi mentre cantano da sole, un altro pezzo di America che se ne va”.

Jim I Wore A Tie Today, bel lento, è stata scritta da una poetessa delle cowboy songs: Cindy Walker. Anche qui nostalgia e malinconia a piene mani per tutto quello che va scomparendo con l’avanzare del progresso. Ricordo accorato di un amico che se ne è andato e con il quale si aveva diviso gli anni più belli della propria vita. “ Guidare mandrie sotto il sole e la pioggia, cercare l’oro nei torrenti, abbiamo fatto ogni cosa scritta sui libri ed anche molte altre che nessuno nemmeno immagina. Quando arriverai su quelle strade coperte d’oro riserva un posto anche per me”.

Big River è un classico di Johnny, un country agile e spigliato nel suo tipico stile ritmato dove le voci dei quattro bene si amalgamo.

Committed To Parkview è una country ballad pacata dalla bella cadenza che ti entra subito dentro.

Desperados Waiting For The Train di Guy Clark è una canzone senza tempo. Un racconto capolavoro in 4 minuti di questo impareggiabile singer songwriter texano. Storia di un anziano che insegna ad un ragazzo come entrare nella vita. “Mi ha insegnato come guidare la sua auto quando era troppo ubriaco per farlo, mi dava i soldi per uscire con le ragazze, mi ha sempre portato con se, ero un ragazzo e lui mi chiamava compagno. Per me lui è un eroe di questo paese. Proprio come in un vecchio film western eravamo desperadoes in attesa del treno.

Di Deportee e del suo carico di disperazione ho già parlato nella recensione precedente, quella di Gene Clark. Questa è una canzone che comunque la si giri è una delle più belle di sempre. In questa versione viene accentuato il sapore del border con la presenza di Johnny Rodriguez, cantante country messicano di buona fama a Nashville che nel ritornello canta e poi recita in spagnolo. Emozioni forti. Molto bello il lavoro del mandolino.

 Anticipata da un’armonica parte Welfare Line. Bella country song nella media.

Altro highlight del disco è Against The Wind di Bob Seger. Un’altra delle più belle canzoni di sempre. Ballata pianistica, sognante, dove le voci dei nostri sono pura poesia musicale.Anche qui il passato che ritorna: “ Sembra ieri ma era tanto tempo fa. Jennie era la regina delle mie notti catturati in un fuoco selvaggio senza controllo fino a che non c’era più niente da provare e niente da bruciare. Vivevo per correre e correvo per vivere”, ma anche l’accettazione del presente “ sono più vecchio adesso ma sto ancora correndo contro il vento”.

La chiusura del disco è lasciata a The 20th Century Is Almost Over, ballata armoniosa allegra scritta da John Prine.

Disco quindi molto molto gradevole che può soddisfare tutti gli amanti del country, dall’old al new, perché musica senza tempo con una manciata di canzoni straordinarie. Grande musica, voci impareggiabili e tanta tanta passione.

 
GENE CLARK & CARLA OLSON – SO REBELLIOUS A LOVER PDF Stampa E-mail

 A occhio sarà una recensione lunga. Lo dico subito: disco splendido! Avrebbe meritato una migliore posizione in classifica, ma l’importante è farlo conoscere.

Gene Clark eroe senza macchia e con qualche paura, come quella di volare che gli ha precluso una carriera da superstar, ha fondato il mitico gruppo dei Byrds a metà anni 60 lasciandolo dopo poco tempo per la carriera solista. Carla Olson cantante texana di un gruppo di L.A. di buona fama: The Textones. Si incontrano e decidono di fare un qualcosa insieme e viene alla luce questa pietra miliare che colpisce già dal titolo: "Così Ribelle Un Amante", titolo misterioso e pieno di promesse, ma il disco è stupendo, quasi interamente acustico a parte la steel in qualche brano e con saltuario sostegno della batteria.

Tutte le canzoni sono interpretate con una raffinatezza e un giusto senso della melodia sorprendenti.

E’ un disco che ha il fascino delle cose belle e buone nella loro semplicità. E’ uscito nel 1987 ma nel 2004 è stato ristampato con ben 6 brani in più. 65 minuti di musica dove non una sola nota va sprecata.

Si apre con The Drifter, decisa ballata che ci racconta di un hobo, di un vagabondo che non riesce ad affrontare la realtà ma la fugge sempre anche se non sa dove andare.

Fa restare poi senza parole ma solo brividi ed emozioni Gypsy Rider. Malinconica canzone di strada che sa di solitudine e dove sembra sentire la sabbia del deserto che ci viene portata in faccia dal vento. Storia di un giramondo che non riesce a  fermarsi “ lasciala ancora una volta, metti il tuo viso contro il vento, cerca un ‘ altra strada dove ancora non sei stato. Canta la melodia delle due ruote, una sinfonia dell’autostrada, lo sai che lei non capirà mai…”. E’ la steel che guida il tutto il brano. Semplicemente stupenda!

Every Angel In Heaven è un po’ particolare guidata dal basso acustico.

Del Gato è una di quelle ballate che si vorrebbe non finissero mai. Due chitarre ritmiche ad andatura quasi ondulatoria mentre le voci si alternano a raccontarci questa storia di un fuorilegge mezzosangue dalle labbra arse e insanguinate. “ Vago per i sentieri del southwest ma una forca mi attende alla fina della pista”.

Deportee è una delle più belle e conosciute canzoni di Woody Guthrie. E’ una canzone che gronda sangue sudore e lacrime. Storia di messicani che vanno clandestini a lavorare in California negli anni 30. Poi una volta scoperti e presi vengono rispediti in Messico. Ricorda qualcosa? Durante uno di questi viaggi di ritorno dalla speranza di una vita più dignitosa l’aereo cade sul canyon di Los Gatos e la radio nel darne l’annuncio li chiama con il dispregiativo di deportati. “ Addio Juan adios Rosalita addio amici miei Jesus e Maria non avrete neppure un nome quando viaggerete nel grande aereo ma tutti quanti vi ricorderanno con quello di deportati”.

La versione di Gene e Carla è calda, sentita, una versione autentica e sofferta.

Fair And Tender Ladies è un traditional sentito mille volte. Qui Gene lo canta con voce malinconica, fischiettando tra una strofa e l’altra e rilasciando anche un bel intermezzo di armonica.

Almost Saturday Night di John Fogerty è molto conosciuta ed è il brano più mosso del disco.

I’m Your Toy invece è di Gram Parsone. Versione accorata sentita, carica di pathos per questa canzone d’amore con il piano che ruba la scena e il cello in sottofondo.

Country semplice ma ben interpretato Are We Still Makin’ Love con la steel in evidenza mentre Why Did You Leave Me Today è un lento niente male con la voce malinconica di Gene che da un bel contributo vocale.

Don’t It Make You Wanna Go Home è di Joe South. Racconto di un malinconico ritorno a casa dopo tanto tempo e dove niente è più come prima. Anche qui bell’assolo di armonica e di chitarra solista.

Ed ora i bonus tracks.

Changes è un omaggio ad un grande folksinger americano, Phil Ochs, bella ballata che in tanti hanno cantato. Bravissima Carla alle harmony vocals.

Day For Night è una canzone nel classico stile di Gene. Country rock puro, limpido, solare, ma con sempre un po’ di tristezza soffusa dietro le note.

 

Jokes Are Wild è un’altra canzone molto bella, simile alla precedente, andatura lenta e melodia fluida. Canzoni che non stancano.

Winning Hand è un altro grande country rock sostenuto nel ritmo, scorrevole nella melodia con bei interventi di steel ed electric guitar.

Lover’s Turnaround di contro è lenta e un po’ risaputa, l’unica canzone in tono minore del disco.

E si finisce in bellezza con Broken Heart And Broken Dreams. Qui la voce è di Carla con due chitarre acustiche basso e slide in sottofondo. Ballata tenue, leggera, degna chiusura del tutto.

Dopo questo disco sembrava che la carriera di Gene Clark potesse ritornare in alto ed avere nuova linfa, anche perché lavori cosi’ non ne escono tutti gli anni, ed invece le paure e le ansie che Gene covava nella sua fragile personalità hanno avuto la meglio e nel maggio del 1991 è stato trovato morto in una squallida stanza di un altrettanto squallido motel nei sobborghi di L.A. Il coroner disse "too much alcohol and too much drugs". Ancora una volta una persona con un talento e una sensibilità incredibili non è riuscita a sopravvivere a se stessa.

Ma ascoltate questo disco perché le persone vanno e vengono ma la musica rimane. E questo è un CD che rimarrà nel vostro lettore.

 

 
DWIGHT YOAKAM - BUENAS NOCHES FROM A LONELY ROOM PDF Stampa E-mail

Dwight Yoakam è un grande della country music contemporanea. Ma quanta fatica all’inizio, quando, arrivando dal natio Kentucky, cercò di farsi conoscere a Nashville. Erano i primi anni 80 e la music city di allora chiusa ed edulcorata gli sbattè la porta in faccia. Mollò tutto ed andò a Los Angeles. E li, con l’aiuto di un noto produttore e chitarrista, Pete Anderson, a metà degli anni 80 scosse il mondo del country.

Nel 1986 Dwight sul fronte del country classico e tradizionale e Steve Earle sul fronte piu’ rock e Randy Travis su quello Nashville Oriented, con i loro dischi usciti a pochi mesi l’uno dall’altro, rivoluzionarono il modo di suonare cantare sentire e ascoltare la country music aprendo le porte a questo genere ormai quasi confinato solo negli stati del sud degli USA e facendolo diventare il genere piu’ venduto e aprendo le porte a gente come Clint Black, Ricky Van Shelton, Garth Brooks, Alan Jackson e via elencando.

Dwight aveva nel cuore il Bakersfield Sound, country music senza tanti fronzoli, meno leggera e meno arrangiata che non a Nashville, ma piu’ diretta e piu’ pulsante e che aveva in Merle Haggard, Harlan Howard ma soprattutto in Buck Owens i suoi punti di riferimento principali. Ed è questo suono brillante equilibrato e potente che ritroviamo nei dischi di Dwight.

Questo che recensisco è il suo terzo disco pubblicato nel 1988. 11 canzoni, non un momento di pausa, di cedimento ma sempre grande musica viva che pesca a piene mani nella tradizione. Ed anche bei testi.

In Streets Of Bakersfield Dwight ripesca uno dei suoi miti , Buck Owens, che dopo un periodo di silenzio ritorna a cantare dettando in questa indiavolata ballata tex mex  dove la fisarmonica tesse le fila del suono.


In Home Of The Blues recupera il suono di Johnny Cash mentre in I Hear You Knockin’ quello di Dave Edmunds, leader del gruppo inglese dei Rockpile, in versioni country DeLuxe.

I Sang Dixie, forse la mia preferita, anche se è dura stabilire graduatorie in un disco come questo, è una classica sad country song. Nostalgica e malinconica ci racconta di un uomo del sud, del Dixie, distrutto dall’alcool e dai ricordi, morente in mezzo ad una strada di L.A. e che chiede a colui che va a soccorerlo: “ riportami a casa in quella terra del sud, non vedi cosa la vita mi ha fatto qui? Io cantavo Dixie mentre lui moriva, la gente mi passava accanto mentre io piangevo, la bottiglia gli aveva rubato il suo spirito ribelle”. Chitarra acustica dobro e violino ad accompagnare le parole di questa triste ballata.

Brillante I Got You e What You Don’t Know con uso fisso della steel guitar e violino.

Buena Noches From A Lonely Room, bel titolo, è splendida, atmosfera da border, da ballata nortena con la fisarmonica che si alterna al violino, seppure con un testo drammatico. Lui cerca la sua lei e la trova tra le braccia di un altro. “ Non lo conoscevo ma lui me l’ha portata via e inginocchiato pregavo come un pazzo per avere vendetta mentre la paura e la rabbia offuscavano la mia mente”.

E poi il dramma “li ho cercati fino a quando li ho trovati e nel silenzio di quel freddo mattino ho puntato la pistola alla sua tempia, lei vestiva in rosso ma ora è li, morta”

Hold On To God è un gospel a 1000 all’ora con un bel duetto mentre Send Me The Pillow è la rilettura di una famosa country song degli anni 60 di Hank Locklin.

Floyd County è il commosso ricordo di un minatore morto dopo una vita di sofferenze e di stenti, ma il ricordo di quello che ha fatto nella sua vita rimarrà per sempre tra la comunità in cui viveva.

In questo disco non troviamo nulla del Nashville sound, ma un suono che arriva direttamente dagli anni 50 e 60, un suono pulito brillante tradizionale nel contempo moderno e moderatamente roccato cantato splendidamente da una voce quasi senza uguali.

 
GRAM PARSONS AND THE FALLEN ANGELS - LIVE 1973 PDF Stampa E-mail

 E’ morto ormai da 33 anni ma ancora oggi molti lo indicano come loro ispiratore, perche’ la sua idea, rivoluzionaria per quegli anni, fine dei 60, che era quella di portare il pubblico del country verso il rock e viceversa, è riuscita ad imporsi la dove nessuno lo credeva.

E’ stato il padre del CountryRock e quindi di tutta la odierna country music.

Come ho scritto nella recensione di Emmylou Harris è morto troppo giovane 27 anni, ma il suo genio musicale ha influenzato una miriade di artisti. Ha fondato a fine anni 60 il gruppo seminale del Country Rock: i Flying Burrito Brothers.

Due dischi con loro poi l’avventura solista , 2 album di cui uno postumo la sua morte.

Questo di cui parliamo è stato registrato live durante la tournee fatta per promuovere il suo primo disco nel 1973 e pubblicato solo 9 anni dopo. La registrazione è avvenuta per un programma radiofonico di una stazione dell’est degli States pochi mesi prima di morire.

Aveva appena fondato un nuovo gruppo,i Fallen Angels, e chiamato alla voce femminile una sconosciuta folksinger di Washington che in questa tournee si sarebbe fatta le ossa: Emmylou Harris.

Questo disco è un po’ l’essenza del Country Rock californiano anni 70 come lo intendeva Gram Parsons.

Si parte con una delle piu’ belle canzoni cantate da Gram: We’ll Sweep Out The Ashes. Subito la batteria a dettare il tempo e la steel guitar ad addolcire il tutto. Rock e Country insieme con le voci di Gram e di Emmylou che si fondono mirabilmente in questa storia di passione “ sappiamo che è sbagliato lasciare che questo fuoco bruci tra di noi, dobbiamo fermare questo desiderio selvaggio in te e in me, cosi’ lasciamo che la fiamma bruci ancora una volta fino a  che la magia sara’ passata e poi spazzeremo via le ceneri al mattino”.

Country Baptizing è un vecchio pezzo gospel bluegrass stravolto in questa splendida versione. Sempre batteria e steel guitar sugli scudi e quindi chitarra el. Alla voce Emmylou. Questa è una delle mie canzoni preferite di sempre.

Drug Store Truck Drivin’ Man la hanno cantata in tanti tra i quali anche i Byrds. Questa versione è emotivamente piu’ lenta con la steel guitar presente fino alla fine a guidare il brano. 3 canzoni che gia’ definiscono il Country Rock californiano anni 70.

 


 

Con Big Mouth Blues il suono si indurisce e la chitarra elettrica si prende piu’ spazio in questo blues un po’ atipico mentre Gram ed Emmylou cantano come se lo facessero insieme da anni e non da poche settimane.

 


 

Per contro The New Soft Shoes è un lento d’atmosfera ma con un testo dissacrante.

Cry One More Time è un blues classico, chitarra elettica a mille e Gram con voce roca che canta alla maniera dei bluesmen di colore.

Con Streets Of Baltimore torniamo al country rock californiano sognante, pulito, sincero, quello da endless highway con una magica steel guitar che da un senso di infinito all’orizzonte.

Sulla stessa lunghezza d’onda That’s All It Took. Sempre intriganti ed evocativi i duetti tra Gram ed Emmylou. Bel assolo di chitarra elettica nella parte centrale della canzone e poi via ancora con la steel.

Love Hurts è forse la canzone piu’ famosa di Gram. Era stata nominata anche per il grammy. Lenta evocativa, uno dei piu’ bei duetti nella storia del country.

 


 

Molto bella la cover di California Cottonfields. Quando pensi ad un brano country rock questo potrebbe essere portato ad esempio.

Si finisce con Six Days On The Road. Vecchio rock’nroll qui un po’ rallentato ma che non perde assolutamente il suo spirito originale.

Se non lo conoscete e volete sapere com’era il Country Rock californiano anni 70 questo è il vostro disco! Gram era un genio musicale perchè aveva la gioventu’ ma anche la saggezza per vedere la dove gli altri nemmeno pensavano si potesse arrivare.

Pero’ aveva dentro di se anche dei demoni che lo tormentavano e aveva la frustrazione di non essere capito, solo dopo la sua morte sarebbe diventato un mito, questo lo ha portato verso l’autodistruzione cercando conforto nelle droghe e nell’alcool.

Vorrei terminare questa recensione con le parole che gli ha dedicato Bernie Leadon, fondatore degli Eagles e grande amico di Gram:

“Conoscevo un tempo un uomo, un ragazzo di grande talento, cantava per la gente e la gente piangeva.

Credetemi, le sue canzoni venivano dal profondo, lo si poteva sentire nella sua voce e vederlo nei suoi occhi.

Cosí viaggió da solo toccando il cuore della gente e poi svaní come un fiore.

Mamma egli è finito, è volato via lontano oltre il giorno e noi che dobbiamo restare dobbiamo vivere e continuare a ridere come al solito.”

 

Emmylou Harris parla di Gram Parsons 

 
BOB WOODRUFF – DREAMS AND SATURDAY NIGHTS PDF Stampa E-mail

 Ho acquistato questo disco nel ’94 incuriosito dalla copertina, dove mi sembrava di scorgere un novello Dwight    Yoakam, e dal titolo, sogni e sabati notte, sperando di non ritrovarmi tra le mani una ennesima replica di un Garth Brooks o di un George Strait.

Ascoltandolo mi ha subito colpito la voce vissuta e sofferta di Bob e quindi il suono che sembrava la riedizione del Country Rock anni 70 un po’ piu’ addolcito. Poi ho capito il perche’: ben 4 dei musicisti che suonano nel disco facevano parte della Hot Band di Emmylou Harris.

E piu’ ascoltavo e riascoltavo questo disco piu’ queste canzoni sembravano rispondermi. E’ rimasto nel Cdplayer della mia macchina per almeno un mese e non riuscivo a toglierlo. Poi quando ho letto i testi delle canzoni il cerchio si e’ chiuso. C’e’ tutto quello che ti aspetti da delle country songs. Storie vere, reali, amare, nostalgiche, dove quasi mai cuore fa rima con amore. Storie quotidiane, che possono appartenere a tutti, di amori disperati o finiti, di eccessi quotidiani, di malattie, di disillusioni, di sofferenze emotive, ma quasi mai di rimpianti o di rimorsi.

Tutto questo e’ troppo country e poco radio friendly e cosi’ questo disco e’ passato piu’ o meno inosservato dal grande pubblico benche’ acclamato dalla critica musicale. I tre singoli tratti non sono andati oltre la top 70. Da non crederci per uno dei piu’ bei dischi degli anni 90.

Si parte con Bayou Girl, tra cajun e honkytonk. Dichiarazione d’amore per una ragazza del bayou della Louisiana e subito chitarra elettrica, fiddle e dobro in evidenza.

Hard liquor, cold women, warm beer. Grande titolo. Disillusione di un musicista che sognava l’amore e il successo ma tutto quello che gli rimane e' un liquore amaro, donne fredde e della birra calda. Bello il suono del fiddle mentre James Burton scalda le corde della sua telecaster.

Triste storia quella raccontata in Poisoned At The Well. Due ragazzi ancora giovani si amano, si sposano e subito nasce un figlio.Ma le cose cominciano ad andare male e sembra che “ il nostro amore fosse avvelenato alla fonte”. Ancora grande il lavoro di J. Burton alla chitarra el.

 Bella la midtempo Dreams And Saturday Nights. Una canzone serena su cio’ che ci si aspetta in un sabato notte dopo una settimana di lavoro. Tonalita' un po' soffusa e speranze che fanno capolino.

Amara invece You Can’t Win. Storia di un fuorilegge e della sua donna che fuggono per gli States dopo una rapina finita male. “ Tu puoi giocare ma non puoi vincere”. Sempre grande J. Burton ma qui c’e’ anche il banjo suonato da uno dei fondatori degli Eagles, Bernie Leadon, che cuce in modo mirabile i vari passaggi della canzone.

Una delle piu’ belle canzoni di sempre per me e’ The Year We Tried To Kill The Pain. Qui il twang sound della telecaster di J. Burton e’ al massimo e il fiddle ricama preziosi assoli con la steel guitar in sottofondo.

Canzone nostalgica “ baby ti ricordi l’anno in cui cercammo di uccidere il dolore”, che racconta di eccessi in gioventu’,” la notte in cui provammo a rubare un treno, il giorno che siamo arrivati a Memphis con solo 13 dollari, saltato il muro di Graceland e fatto l’amore li sul prato”. Ma niente rimpianti, anzi la consapevolezza di aver vissuto intensamente,” addio mio angelo caduto forse non ci incontreremo mai piu’ ma non scambierei 10 anni in paradiso per quell’anno in cui abbiamo cercato di uccidere il dolore”. Belle le harmony vocals di Joy Lynn White. Capolavoro!

Altra bella midtempo ballad e’ This Broken Heart dove si nota di piu’ il lavoro alla steel guitar.

Alright e’ un episodio un po’ minore del disco anche se bella la sua melodia West Coast con grandi armonie vocali, mentre Caroline lenta e disperata mette in risalto la voce sincera e sofferente di Bob. “Tutti i sogni che ci rincorrevano sembrano lontani, se non si trasformano in ragazze in carne e ossa moriranno” ?


Sempre in grande spolvero J. Burton, the master of telecaster,in I’m Standing Here. La voglia di andare contro le regole, contro le convenzioni anche a costo di essere emarginati.

L’ultima canzone, I’m The Train, e’ un altro capolavoro. Inizia con il mandolino di Sam Bush e subito la canzone prende forma con la chitarra el. e la steel guitar . Anche qui un amore finito,” una volta mi stringeva tra le sue braccia e io vedevo il sole la terra e la luna nei suoi occhi ma ho buttato via tutto”, pero’ qui il protagonista prende in mano la sua vita, guarda avanti, si muove, non si abbandona alla tristezza, “ sono andato a Nashville a lavare piatti e ho fatto di tutto a L.A. e a New York”, la voglia di ricominciare, “qualche volta sento che la vita mi passa accanto, ma io non sono la stazione, non sono la fermata, no, io sono il treno”. E qui ad impreziosire il tutto c’e’ il duetto con Emmylou Harris.

Per concludere questo e’ un disco vero, fatto da un songwriter vero che magari non sara’ bello come tutti questi american idol o hat boys che ci propongono come new country, ma che ha molte cose da dire e le dice con il cuore in mano, senza paura di mettere a nudo i  propri sentimenti, anzi.

Ma questo e’ un disco anche da pensare oltre che da ascoltare e questo per molti costa fatica e non rassicura.

Se vi piace la true country music ascoltatelo, dategli una chance. Non lo lascerete piu’!

 
EMMYLOU HARRIS - LUXURY LINER PDF Stampa E-mail

Va be’, lo dico subito. Quando parlo di Emmylou non sono molto obiettivo. Per me Emmylou Harris e’ la regina della country music contemporanea. Grande personalita’ e carisma e soprattutto una voce splendida e inarrivabile.

Ha iniziato la sua carriera a Washington come folksinger a fine anni 60 dove ha anche inciso un album passato quasi inosservato.

La svolta e’ arrivata nei primissimi anni 70 quando ha conosciuto colui che e’ unanimemente riconosciuto come l’inventore del Country-Rock: Gram Parsons di cui e’ stata compagna di vita e di scorribande sonore fino alla morte di quest’ultimo avvenuta a a soli 27 anni il 19 settembre del 1973 in una anonima stanza di un hotel di Palm Springs ai confini del Mojave Desert, in California, luogo che lui tanto amava.
Dopo un comprensibile periodo di sbandamento nel 1975 Emmylou inizia la carriera solista.

Quello che recensisco in questa mia classifica e’ il suo terzo album, certo ne avrei potuti aggiungere altri, ma poi sarebbe diventata una Emmylou charts.

Luxury Liner e’ il titolo del disco ed e’ forse quello piu’ vicino al suono Country Rock che il suo mentore Gram Parsons aveva definito.

10 canzoni con almeno 6 piccole gemme ed altre 2 di alto livello.

Stupenda la cover di Pancho & Lefty di Townes Van Zandt. Una ballata che, a parte la drammaticita’ della storia,da il senso degli ampi spazi e degli orizzonti sconfinati del West, e dove la voce di Emmylou e’ un vero gioiello che arriva dritta al cuore.

Altra canzone stupenda e’ Tulsa Queen scritta dalla stessa Emmylou. Ballata nostalgica, malinconica, notturna (ho sentito un treno nella notte di Tulsa chiamare il mio nome). Notevole il lavoro alla chitarra elettrica di James Burton (the best) e lungo finale strumentale con l’armonica di Mickey Raphael della band di Willie Nelson sugli scudi.
 


Superba la rivisitazione di She, canzone di G. Parsons che qui accentua il suo carattere gospel diventando quasi una preghiera.

La piu’ bella di tutte , forse, e’ Hello Stranger, rivisitazione di un brano della Carter Family del 1938 che qui diventa quasi un bluegrass-cajun. Da brivido il finale strumentale con violino e mandolino.
 


I’ll Be Your San Antone Rose e’ country al 100%. Lento da ballare check to check con le liriche costruite a misura sulla musica ( se tu sarai il mio straniero misterioso io saro’ la tua San Antone Rose).

Luxury Liner, ancora di G. Parsons, e’ puro Country Rock con la chitarra di Albert Lee che si lancia in vorticosi assoli. Una canzone che ti fa battere i piedi appena la senti.

Altre 2 grandi rivisitazioni sono Making Believe e When I Stop Dreaming.

La prima del 1954 inizia con la chitarra acustica, la splendida voce di Emmylou e subito le harmony vocals di Herb Pedersen. Grande melodia che ti entra subito in testa.

La seconda e’ degli anni 50 di Ira & Charlie Louvin. Anche qui notevoli armonie vocali (Dolly Parton) con il suono forse un po’ annacquato dall’arrangiamento orchestrale.

Le 2 canzoni per me un po’ sottotono sono You’re Supposed To Be Feeling Good un po’ soul e un po’ alla Eagles di One Of These Nights e C’est La Vie di Chuck Berry rilettura di un classico del rock’nroll un po’ scontata.

Grande Emmylou e questo e’ solo uno dei quasi 30 dischi incisi nella sua carriera. Non perdete l’occasione di ascoltare la voce di Emmylou. Sicuramente vi fara’ stare bene.
 
 
 
 
 
SAMMY WALKER - BLUE RIDGE MOUNTAINS SKYLINE PDF Stampa E-mail

Beh si, ho riascoltato questo disco dopo tanto tempo per questa piccola recensione e devo dire che mi ha emozionato come quando l’ho avuto tra le mani la prima volta 27 anni fa.

Una produzione unica, solida, con un suono riconoscibile e uniforme dalla prima all’ultima di queste 10 grandi canzoni. Sammy Walker nasce a Narcross vicino ad Atlanta nel 1952. Nel 1975 pubblica il suo primo disco intitolandolo Song for Patty. Lo spunto e’ dato dalla vicenda di Patricia Hearst, ricca ereditiera che viene rapita nel 1974 dall’esercito di liberazione simbionista (S.L.A.) e che successivamente si allinea con i terroristi nell’esempio piu’ famoso della sindrome di Stoccolma. Dopo un altro disco l’anno successivo, nel ’77 esce questa magnifica produzione musicale: Blue Ridge Mountains Skyline, titolo dedicato alla catena collinare piu’ che montuosa a confine tra la Georgia, il North e South Carolina. Ad aiutarlo tra gli altri un’icona del folk-rock anni 60: Chris Darrow che all’inizio della sua carriera ha militato anche nella allora appena formata Nitty Gritty Dirt Band. Parte il disco e subito colpisce il suono puro, cristallino, verrebbe da dire incontaminato, e la voce nasale di Sammy molto simile a quella del primo Bob Dylan ma con una dizione migliore. Subito grandi canzoni. La title track, aperta da chitarra ac., mandolino banjo e basso, e poi fiddle e concertina ,e’ un brano molto delicato denso di misurate armonie che subito ci da la dimensione di Sammy ed il suo gusto musicale. Con Appalachian Coal Miner’s Son rimaniamo sempre in quella zona del Sud- Est americano. Ballata acustica che ci racconta la dura vita in quella parte d’America. Legend inizia con una entrata di dobro degna di nota e poi vibrazioni musicali da brivido. Altra ballata acustica e’ Will You Miss Me When I’m Gone che ci fa sentire come Sammy sappia creare grandi melodie completamente compreso nel suo ruolo di cantastorie. Scritta da Woody Guthrie e’ Dust Storm Disaster che ci parla di una delle tante e famose tempeste di sabbia che colpivano l’Oklahoma. La versione di Sammy e’ da brivido anche se rimane fedele all’originale. Eccellente Tight Rope To Heaven con la sua andatura quasi Western Swing dove violino dobro e chitarra si rincorrono in divertenti assoli. Waitin’ For A Train e’ la cover di una canzone di uno dei padri del country: Jimmie Rodgers. Notevoli pure Hollywood Sue e Carolina Soldier Boy suonate sempre con questo splendido impasto di chitarra dobro fiddle banjo e concertina. Per concludere, un disco  che ci restituisce la gioia di ascoltare musica e che ci regala quasi un’ora di serenita’ proiettati in queste storie pensate con il cuore e suonate con l’anima da questo menestrello cui la vita dopo non avrebbe elargito piu’ molta fortuna visto che oggi ripara mobili e chitarre, ogni tanto scrive su un quotidiano locale e di tanto in tanto si esibisce laggiu’ nel profondo Dixie. Ma se non altro con questa sua opera si e’ fatto e si fara’ ricordare negli anni. Le cose belle sono rare, percio’ niente ristampa su CD. Cercatelo su vinile e ascoltatelo. Ne vale la pena.

 
GARY P. NUNN - NOBODY BUT ME PDF Stampa E-mail

 Gary P. Nunn debutta musicalmente nel 1972 come componente della band che a metà anni 70 accompagna in tour una delle leggende della musica texana di allora: Jerry Jeff Walker.

Il nome del gruppo era The Lost Gonzo Band che a fine anni 70 tenta l’avventura discografica pubblicando tre dischi che passano inosservati.

Ed é qui che Gary, frustrato dalla scarsa considerazione ricevuta dal suo gruppo, tenta l’avventura solista che continua ancora oggi dopo una dozzina di uscite discografiche. Ed é qui, da questa insoddisfazione che nasce, un capolavoro: NOBODY BUT ME.

Registrato ad El Cerrito nel New Mexico, luogo sconosciuto ma denso d’ispirazione, Gary ci da un disco di country texano dal suono dolce e rilassato, lieve e suadente. Prodotto in economia in una confezione spartana e copertina in bianco e nero, Gary e’ accompagnato da una band di soli 3 elementi: i Sons Of The Bunkhouse Band, basso, batteria, steel guitar e la sua chitarra fender, che mantengono un suono omogeneo per tutta la durata del disco con la steel in evidenza che riesce a piazzare almeno un assolo in ogni brano.

Le canzoni, 12, sono tutte di autori texani tranne una scritta da lui, Kara Lee, dedicata alla moglie Karen Brooks, anche lei country singer, che l’ha appena lasciato.
Bella Georgia Rose, storia di un uomo che ama la liberta’ piu’ dei suoi affetti, ma una volta raggiunta si volta indietro e capisce come la sua vera vita fosse accanto a quella ragazza in una piccola spiaggia sulla eastern coast.

Texas Lonesome, dolce e malinconica, e’ la continua ricerca di una donna ideale, tra Abilene e San Antonio, che pero’ continua a sfuggirgli.
In Austin Pickers c’e’ una celebrazione di grandi nomi della musica texana, da Jerry Jeff a Willie Nelson a Michael Murphey agli Asleep At The Wheel ed altri ancora.
Tennessee Road di Elisa Gilkinson e’ stata definita la piu’ bella canzone mai scritta su Elvis Presley.

There’s Just Tonight racconta di chi non riesce a fermarsi nonostante gli affetti “ domani all’alba quando ti sveglierai me ne saro’ gia’ andato, cosi’ amami ancora una volta perche’ per noi c’e’ solo stanotte”

In Poor Beer In My Face il protagonista si innamora di una ragazza molto ricca con la quale, anche se ricambiato, si trova a proprio agio solo dopo aver bevuto qualche abbondante boccale di birra. You Can’t Get There From Here e You Wouldn’t Know Me sono due classiche Texas Honkytonk songs.

Darlin I’ll love You Always, dolce e gentile, e’ una appassionata dichiarazione d’amore.

In Colorado River  c’e’ un forte richiamo casalingo per un uomo costretto lontano da casa a causa di un lavoro che non lo appaga.

Il disco e’ uscito nel 1980 e ristampato in CD nel 1999 con un brano in piu’ e l’aggiunta di qualche intervento di piano elettrico di cui per la verita’ non ce n’era bisogno. Comunque assolutamente da non perdere se amate la musica texana dolce e rilassata, quella che mentre guidate vi fa sognare highways senza fine, cactus ai bordi della strada e un orizzonte a perdita d’occhio sotto un cielo blu cobalto. 

 
JIM RINGER - TRAMPS & HAWKERS PDF Stampa E-mail

Iniziamo le recensioni dei dischi presenti nella mia classifica dove al primo posto c'e' Jim Ringer.

Nacque nel '36 nelle Ozark Mountains dell'Arkansas  e si trasferisce giovanissmo a Fresno in California. Fece i piu' svariati lavori, fini' in prigione ma alla fine trovo' la sua strada: essere un cantante country. Nel 1969 fu votato al terzo posto come migliore cantante country&western della California. Nel 1972 pubblico' il suo primo album al quale ne sarebbero seguiti altri quattro piu' un altro fatto con la moglie Mary McCaslin, anche lei conosciuta e apprezzata countrysinger.

Il capolavoro di cui stiamo parlando, Tramps & Hawkers, vede la luce nel 1977. Bello gia' dal titolo, vagabondi e venditori ambulanti, questo e' una pietra miliare della country music progressiva anni 70 e non solo, che riesce a dare momenti di pura gioa e commozione grazie alla voce dolce, suadente e suggestiva del protagonista. Le 12 canzoni sono come brevi racconti che parlano della gente comune, dei paesaggi della sua terra, dell'avanzare inesorabile del tempo con i suoi cambiamenti belli ( pochi ) o brutti ( tanti ) che siano. Il suono e' country come Dio comanda con steel guitar mandolino e fiddle sugli scudi.

Si parte con The Hubbardville Store. Ballata dolce ma dai forti contenuti sociali con armonica chitarra ac. e dobro che fanno da sottofondo alla voce carica di pathos di Jim.

La piu' bella in assoluto per me e' Rachael. Dedicata alla sua prima ragazza " la prima ragazza che abbia amato la prima bugia che abbia detto ". Fa capolino anche un po' di malinconia dovuta al tempo che passa "i prati dove passeggiavamo si sono trasformati in parcheggi ed io e Rachael siamo diventati vecchi". Il tappeto sonoro e' dolcissimo con chitarra ac. e steel guitar in primo piano.

(That Happens Everyday)In Tijuana e' un viaggio oltre il border con il Messico, con tanto di orchestrina mariachi, dove Jim ci racconta di Tijuana, di tequila, di ragazze dagli occhi verdi e di come queste possano ingannarti con la loro finta dolcezza.

Kay e' stata di recente cantata anche da Daryle Singletary ed e' la storia di un ragazzo che cerca fortuna nella Music City, cioe a Nashville, ma purtroppo per lui non riesce a trovarla.

New Harmony e' un'altra grande canzone. Valzer lento che descrive un paesaggio lungo le sponde dell'Ohio River. Questa volta e' il banjo a tessere la parte musicale mentre molto belle sono le armonie vocali di Mary McCaslin.

Amanda l'hanno cantata in tantissimi da Waylon a Don Williams a Jim Rooney.Questa versione e' stata eseguita da Jim in uno stupendo duetto con colei che e' stata per anni sua compagna di vita e di scorribande musicali: Mary McCaslin.

Bill's Just A Picture e' stata scritta da Larry Murray ed e' carica di nostalgia con l'armonica sugli scudi.

The Band Of Jesse James e Bad News sono gli unici due episodi del disco che , pur di grandissima qualita', filano via abbastanza piatti.

She Sangs Hymns Out Of Tune e' stata scritta nei sixties e qui e' suonata con armonica e fiddle in primo piano. Anche qui nostalgia a piene mani e stupende armonie vocali.

The Seasons Of Manceau e' la storia di un uomo di 47 anni che pensa ormai di aver visto tutto finche' non trova un nuovo amore che gli cambia la vita. Chitarra ac., pedal steel, mandolino e fiddle cuciono questa dolce storia con un tappeto sonoro dolce e irresistibile.

Tramps & Hawkers, la title track, e' una melodia scozzese sulla quale Jim ha scritto le liriche. Parla di vagabondi senza casa e senza amici, che dormono sull'erba o su di un treno merci, che fanno tutti i lavori per poter mangiare, parla della California e della San Joaquin Valley dove Jim e' cresciuto, parla di storie, di sogni, ma soprattutto di solitudine, fisica e mentale (la strada per tornare a casa e' dura ed e' lunga e le miglia si allungano negli anni) e dell'impossibilita' di trovare qualcuno (vaghiamo come fantasmi senza amici ne casa). Notevole anche qui l'impasto strumentale di piano mandolino e fiddle.

Questo sarebbe davvero un disco consigliato. Purtroppo non e' piu' reperibile se non in qualche mercatino dell'usato. Pero' nel 1996 e' uscito un CD intitolato "The Band Of Jesse James" ( di cui vedete la foto di copertina in alto ) che e' una sorta di raccolta di Jim Ringer dove potrete trovare 6 delle canzoni che erano in questo Tramps & Hawkers. Consigliatissimo!!!!

 


 Rick Shea canta "Rachael" di Jim Ringer al festival Oaks in Texas nel 2007
Cliccare sull'immagine per avviare il video. 

 

 
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